Volontariato penitenziario

Carcere: Seac, tra i “sex offenders” la recidiva è del 17%, “meno di quanto si pensi”

Tutti pensano che la recidiva dei detenuti “sex offenders” (chi ha commesso delitti e abusi sessuali) sia alta e che una volta usciti dal carcere tornino facilmente a compiere questo tipo di reati. Invece non è così: su 100 casi le recidive sono del 17% e con percorsi di sostegno psicologico questa percentuale si riduce ancora di molto. E’ il dato emerso dal gruppo di lavoro sui “sex offenders” nell’ambito del 49° convegno nazionale del Coordinamento enti e associazioni di volontariato penitenziario-Seac che si è concluso oggi Roma, centrato sul tema “minori e altre vulnerabilità dietro le sbarre”. Questa categoria è considerata vulnerabile perché accolta in strutture separate all’interno delle carceri, per affrontare il problema in modo specialistico. Anche “se non è possibile fare un identikit del sex offender” e  “ogni trattamento va personalizzato”, come ha spiegato Carla Maria Xella, psicoterapeuta e coordinatrice del programma Sex offenders di Rebibbia a Roma, spesso i “sex offenders” sono stati a loro volta vittime di abusi nell’infanzia. E appartengono a tutte le categorie sociali. Gli abusi hanno il più delle volte una dimensione familiare, per cui si fatica a denunciare. Per il recupero di questi detenuti esistono gruppi specifici e “circoli di socialità e responsabilità” anche all’esterno del carcere, con due volontari che li incontrano una volta a settimana, “un continuo contatto con persone di riferimento che può evitare il reiterare del reato”. “Non deve venire meno il sostegno del volontariato – ha concluso Fabio Tognotti, vicepresidente Seac – perché sono sempre persone e non mostri”.