Migranti

Pontificia Accademia delle Scienze: sei proposte agli 80 sindaci per non “innalzare muri”

Sei proposte, che “puntano a ridurre i rischi di una spirale di reazioni catastrofiche nel breve termine, e anche a massimizzare e consolidare i benefici delle riforme nel lungo termine”. A valutarle saranno gli 80 sindaci invitati in Vaticano, il 9 e il 10 dicembre, per un Summit dal titolo “Europa: i rifugiati sono nostri fratelli”, dalla Pontificia Accademia delle Scienze. La prima proposta, si legge nel comunicato dell’organismo pontificio, è “fermare all’origine l’ondata di rifugiati, mettendo immediatamente fine alla guerra in Siria”. Secondo proposta, “non sanzionare la Gran Bretagna per la sua uscita dall’Ue”, per pensare invece “a una forma di unione più creativa e feconda, finanche a una ‘sana disunione'”, accordando “maggiore indipendenza e libertà ai paesi della Ue in generale” e, in particolare per la questione dei rifugiati, “pattugliare le frontiere nazionali e dell’Unione Europea al fine di accogliere i migranti così come arrivano”; in quanto “la priorità deve essere data a salvare vite”. Fondamentale, inoltre, “creare un robusto sistema di assistenza per i rifugiati, consentendo loro di chiedere asilo, accogliendo in modo equo le loro richieste, ricollocando i più vulnerabili e soddisfacendo i bisogni primari come l’istruzione e la salute”.  “Creare corridoi umanitari sicuri e certi, riconosciuti a livello internazionale non solo dai paesi membri della Ue; offrire l’amnistia o altri tipi di soluzioni per le vittime della schiavitù moderna e la tratta di esseri umani che vengono sottoposti a forme di lavoro forzato, prostituzione e traffico di organi; ripristinare un senso di giustizia e di eque opportunità nelle disilluse classi lavoratrici, nei giovani disoccupati e in tutti coloro la cui condizione economica è stata indebolita dalle crisi finanziarie e dall’esternalizzazione e precarizzazione del lavoro; concentrare le risorse, compresi eventuali aiuti aggiuntivi, nel promuovere lo sviluppo economico dei paesi a basso reddito, piuttosto che nella guerra”. Queste la altre quattro proposte, per “passare da un strategia basata sula difesa e la guerra, a una più focalizzata sullo sviluppo sostenibile e globale, specialmente nel caso dei paesi sviluppati”. “Innalzare altri muri e recinzioni – la conclusione del comunicato – non fermerà i milioni di migranti in fuga. Solo la cooperazione internazionale per il raggiungimento della giustizia sociale può essere la soluzione”.