Medio Oriente
La clinica per i siriani feriti di guerra nel nord della Giordania, dell’organizzazione medico-umanitaria Medici senza frontiere (Msf), “è stata costretta a interrompere le attività appena sei mesi dopo la chiusura del confine tra Giordania e Siria”. Nella clinica del campo rifugiati di Zaatari, a circa 80 km a nord-est di Amman, Msf forniva assistenza post-chirurgica ai rifugiati operati nella vicina Ramtha e in altri ospedali. “La decisione della Giordania di chiudere le frontiere con la Siria, risalente al 21 giugno, ha fatto sospendere – spiega Msf – l’evacuazione medica dei siriani feriti dal governatorato di Dara’a, nel sud della Siria, all’ospedale di Ramtha”, dove l’organizzazione di medici fornisce assistenza chirurgica traumatologica d’urgenza da più di tre anni a fianco del ministero della Salute giordano. “Al momento i suoi reparti sono praticamente vuoti. Ne consegue, che i trasferimenti alla clinica a Zaatari sono diminuiti drasticamente”. “Gli ospedali da campo nel sud della Siria sono messi a dura prova e sono a corto di personale e materiale sanitario. I pazienti feriti devono essere trasferiti da un ospedale di campo all’altro alla ricerca della competenza medica o dell’attrezzatura medica necessarie per portare a termine interventi complicati che potrebbero altrimenti essere svolti in Giordania, mettendo così a rischio le loro chance di sopravvivenza”.
“Con l’intensificarsi degli scontri e dei bombardamenti aerei nel sud della Siria, da fine settembre, Msf ha ricevuto informazioni in base alle quali il numero di siriani feriti in questo brutale conflitto sono aumentati in modo considerevole”, afferma Luis Eguiluz, capo missione di Msf in Giordania. “Ciononostante, la capacità di Msf di salvare vite umane è diminuita drasticamente ora che ai feriti di guerra non è permesso entrare e, mentre aspettiamo che i confini siano riaperti, i feriti più gravi non possono più aspettare”. “È vergognoso sapere che ci sono pazienti che probabilmente stanno morendo a pochi chilometri di distanza, dall’altra parte del confine, per mancanza di accesso alle cure mediche essenziali”, dichiara Marjan Besuijen, coordinatore di progetto per Msf a Zaatari. “I reparti all’interno della clinica di Zaatari sono silenziosi ma questo non significa che la violenza in Siria sia diminuita, né che ci siano meno feriti che hanno bisogno di cure mediche. Tutto questo è esclusivamente dovuto a una barriera fisica che sta privando di cure mediche chi ha un disperato bisogno di riceverle”.