Politica
Basta parlare di “emergenza”, per profughi, migranti e rifugiati. A lanciare l’appello è stato Giuseppe Sala, sindaco di Milano, intervenendo all’incontro sui rifugiati in corso in Vaticano, con la partecipazione di 80 sindaci. “Continuare a titolare ‘emergenza profughi’ – ha esordito il sindaco del capoluogo lombardo – è un danno grave per la comunità: vuol dire non mettere in condizione i nostri concittadini di capire dove sia il problema”. “Oggi, in particolare a Milano, il tema relativo ai rifugiati è quasi interamente sulle spalle dei comuni”, ha denunciato Sala, secondo il quale “manca una reale politica di integrazione che si rifletta in una pianificazione, che vuol dire anche dotarsi di stanziamenti finanziari adeguati. Se non ci sono piani, risorse, è molto difficile che si esca dalla situazione italiana”. “A Milano, negli ultimi tre anni – ha reso noto il sindaco – abbiamo accolto più di 100mila profughi, di cui 23mila minori”. Se prima, però, i profughi “si fermavano poco, tendevano ad andare verso Nord o verso Ovest, e il nostro compito era dare loro una prima accoglienza”, ora – ha detto Sala – “la situazione è molto cambiata, per questioni principalmente politiche, dovute alla difficoltà delle frontiere: prima si fermava il 5% dei profughi, ora si ferma e chiede asilo l’80% di essi, e questo è avvenuto in soli sei mesi. Oggi, a Milano, 3.800 profughi sono in attesa di capire se possono ottenere tale ‘status’ e quindi richiedere l’asilo”. A Milano un cittadino su dieci fa il volontario: “Non so in quale altra città del mondo ciò accada”, ha commentato il sindaco ricordando anche la collaborazione con la Chiesa. “Milano nel passato ha integrato persone che venivano da altre parti d’Italia, adesso integra chi viene da altre parti del mondo”, anche con il lavoro, grazie a “lavori semplici”.