Omelia
“Con trepidazione e con gioia, presiedo oggi, per la prima volta come vescovo di questa Chiesa, questa solenne concelebrazione in onore di San Siro, primo vescovo di Pavia e patrono della città e di tutta la nostra diocesi”. Sono parole pronunciate ieri da mons. Corrado Sanguineti, neo vescovo di Pavia, in occasione della patronale. “Celebrare la festa del primo vescovo di Pavia, divenuto patrono della nostra diocesi, è innanzitutto occasione per fare memoria grata di un cammino lungo, di secoli, che ha permesso al cristianesimo di essere presente nelle nostra terra, fecondando la vita e l’ambiente delle nostre città e della campagna circostante. Non si tratta di un passato sepolto, perché il seme della fede cristiana, che San Siro ha predicato e ha servito, nonostante i profondi cambiamenti culturali e sociali, continua a portare frutto”. San Siro, “di cui abbiamo scarne notizie storiche, ha certamente dato solidità alla comunità cristiana, che era già presente e parzialmente organizzata prima del suo episcopato” (IV secolo). “Fa impressione, carissimi fratelli e sorelle, pensare che noi oggi siamo gli eredi di una lunga storia, iniziata secoli fa, sulle rive del nostro Ticino, e possiamo immaginare che San Siro, nella sua qualità di primo vescovo, si sia dedicato a consolidare la giovane Chiesa a lui affidata”.
“San Siro nel suo essere pastore, è stato anche un evangelizzatore: non sappiamo da dove provenisse, è probabile che, almeno inizialmente, appartenesse alla schiera dei pastori che andavano a evangelizzare le terre dell’Italia del nord, ancora fortemente pagane. Certamente qui a Pavia, ha trovato ancora una viva presenza di culti pagani, e ha sostenuto un’attività di annuncio, favorendo la conversione di molti alla novità della fede cristiana”. Mons. Sanguineti ha aggiunto: “In realtà non esiste Chiesa senza missione, non esiste cristianesimo senza la passione della testimonianza e dell’annuncio a ‘ogni creatura’, perché, chi ha incontrato il Signore Gesù e ha scoperto la gioia del Vangelo, non può tenere per sé questo bene, lo deve condividere”. In coincidenza con la festa di San Siro, il vescovo ha “offerto a questa Chiesa, a questa amata città di Pavia” la sua prima lettera pastorale che ha come titolo “Maestro dove dimori? Incontrare Cristo oggi”.