Radiografia del territorio

Diocesi: indagine Eurispes, “Civita Castellana tra risorse e prospettive”. Parrocchie, luci e ombre

L’indagine Eurispes sul territorio della diocesi di Civita Castellana ha toccato diversi aspetti della vita locale, dall’economia alla società, dalla presenza di migranti al profilo della comunità cristiana. “Alla comunità dei credenti intervistati è stato chiesto – si legge nel rapporto finale – con quale frequenza sente di fare affidamento sul proprio parroco per avere consiglio e sostegno nelle situazioni di difficoltà. Per la maggioranza dei fedeli, ben il 67,2%, ciò non avviene in nessun caso. La restante quota del campione (32,8%) si divide tra quanti sentono il bisogno di fare riferimento al parroco in alcune occasioni (28,8%), spesso (3,1%) e sempre (0,9%)”. Chiamati a rispondere su che cosa si aspettano dal proprio parroco durante la pastorale, “i fedeli pongono l’accento sulla necessità di riferimenti diretti ai problemi concreti delle famiglie (20,9%), sulla capacità di infondere speranza (19,8%) e su un impegno per risolvere i problemi (19,1%). Seguono inoltre il bisogno di dare maggiore attenzione ai più deboli (18,9%) e la richiesta di chiarezza (12,8%)”. In conclusione, l’indagine campionaria che ha permesso agli abitanti dei 41 comuni della diocesi di “esprimersi direttamente e liberamente ha dunque evidenziato molti aspetti della realtà sociale, economica, etica del territorio, ponendo in primo piano precisi nuclei di criticità”.
D’altra parte, alla domanda “Se potesse, lei andrebbe a vivere in un altro comune/regione?” quasi la metà degli intervistati, il 47,4% “ha risposto negativamente, dichiarando di voler vivere nella propria zona di origine; il 32,7% si è detto disposto a cambiare luogo di residenza, magari motivato da una migliore prospettiva di vita e di lavoro e il 19,9% è risultato indeciso”. “È evidente – conclude la nota diocesana – che siamo di fronte a una precisa richiesta di aiuto rispetto a cui occorre rispondere in maniera concertata, e rispetto a cui lo Stato deve far sentire il senso di una ‘prossimità illuminata’, costruita non sulla genericità di finanziamenti a pioggia, ormai fuori dal tempo, ma su investimenti mirati di risanamento e di recupero sociale”.