Legalità

Diocesi: mons. Crociata (Latina), “un sistema di regole funziona finché ha dei valori”

“Anche di fronte a fatti straordinari o drammatici, non bisogna reagire con senso di pessimismo o di rabbia, e nemmeno di trionfalismo o di superficiale ottimismo”. Lo ha detto monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina, celebrando ieri sera, nella chiesa di S. Marco, la Messa in occasione dell’anniversario della dedicazione della cattedrale di S. Marco e della fondazione della città di Latina. Tra le autorità istituzionali e politiche, erano presenti il prefetto Pierluigi Faloni e il sindaco Damiano Coletta. “Se pensiamo che tocca solo a qualcun altro impegnarsi o darsi da fare e a noi invece solo fare da spettatori estranei, allora possiamo stare sicuri che presto o tardi la situazione tornerà peggio di prima”, ha ammonito il presule, soffermandosi sul “rapporto tra legalità ed etica privata e pubblica”. “Alcuni si accontentano di richiamare la necessità della legalità per vedere assicurata la serenità sociale e la giustizia nella vita pubblica”, ha detto Crociata: “È una pia illusione, come puntualmente confermano le cronache. Osservare le leggi è possibile a una persona che abbia senso morale, ma il senso morale non lo produce la legge, bensì solo una educazione e una cultura della persona e della vita che lo motivi e lo rinforzi”. “Una migliore organizzazione delle condizioni sociali e anche legali di vita favorirebbe un livello di legalità maggiore”, la tesi del vescovo: “Questo sarà molto probabile, ma il solo timore o la convenienza o il calcolo non avranno mai come effetto la legalità richiesta”. “Chi ha pubbliche responsabilità non può fare il moralista né ha titolo per interferire con la coscienza delle persone”, ha proseguito il vescovo: “In una società pluralistica e democratica, può solo curare il corretto funzionamento della organizzazione sociale e controllare l’osservanza delle relative regole e procedure. Anche questo è ineccepibile, ma va pure aggiunto che un sistema di regole funziona finché ha dei valori alla propria origine e a proprio fondamento, come è il caso della carta costituzionale per il nostro paese”. “Un senso astratto e formale delle regole non riesce a creare quel senso dei legami e degli impegni comuni per cui diventa possibile e motivato per ciascuno sacrificare qualcosa di sé per la realizzazione di un bene più grande a vantaggio di tutti, dell’intera comunità”, ha ammonito il vescovo: “Questo tema non riguarda solo la nostra città. Come ci è dato di vedere anche in questi giorni, è invece un tema nazionale e oltre”.