Politica
L’episcopato venezuelano interviene ancora una volta sulla drammatica situazione economica, sociale e politica in cui versa il Paese e la sua voce viene solo in parte ascoltata dal presidente Nicolás Maduro, pur in una situazione di grande incertezza e tensione. Il Governo ha infatti deciso ieri di differire di qualche settimana (precisamente fino al 2 gennaio) l’applicazione del provvedimento che era stato preso nei giorni scorsi: togliere dalla circolazione le banconote da 100 Bolivar, mentre è confermata la decisione di chiudere nuovamente la frontiera con la Colombia. Maduro aveva infatti denunciato non meglio precisate speculazioni monetarie da parte di “mafie colombiane”. Una scelta che aveva aggravato la situazione della popolazione, già prostrata da una crisi che ha mandato sul lastrico tantissimi venezuelani.
Proprio sulle recenti scelte del presidente e prima della parziale correzione di rotta era intervenuta la presidenza della Conferenza episcopale venezuelana (Cev), in un lungo messaggio diffuso sabato 17 dicembre e firmato dai cardinali Jorge Urosa Savino, arcivescovo di Caracas, e Baltazar E. Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida (in qualità di presidenti onorari della Cev), da mons. Diego Rafael Padrón Sánchez, arcivescovo di Cumaná e presidente della Cev, da mons. José Luis Azuaje Ayala, vescovo di Barinas, e da mons. Mario Moronta Rodríguez, vescovo di San Cristóbal (vicepresidenti della Cev), e da mons. Víctor Hugo Basabe, vescovo di San Felipe e segretario generale della Cev.
Hanno scritto i vescovi: “I recenti provvedimenti di carattere economico e monetario portati avanti dal Governo nazionale hanno acutizzato la crisi che colpisce la nostra nazione e tutti i cittadini”. Si leggeva infatti nel messaggio che “mettere fuori circolazione, in questo periodo dell’anno, la banconota più diffusa (cento bolivar) e la modalità frettolosa di attuare il provvedimento hanno causato gravi problemi a tutta la popolazione e hanno provocato indignazione, condanna ed episodi di violenza. Quello che forse dalle alte sfere di Governo era stato pensato come un provvedimento per provare a risolvere la crisi economica, si è rivoltato contro il popolo più umile. I poveri, come accade di solito, sono stati i più danneggiati e meno difesi a causa delle decisioni prese. Infatti ampi settori della popolazione – agricoltori, operari, padri di famiglia – poiché non hanno un conto in banca sono stati gravemente danneggiati”.
I vescovi avevano chiamato in causa tutta la classe politica, chiamata a servire “un popolo che sta soffrendo in verità lo sfregio di tutti i dirigenti politici”. In effetti, salvo qualche eccezione, anche l’opposizione “ha tardato molto a pronunciarsi collettivamente” su queste scelte. Incontrando le persone, “ascoltiamo molte critiche verso tutti i dirigenti politici del Paese, una cosa che rischia di diventare pericolosa”.
La presidenza della Cev nel comunicato conclude manifestando la propria “vicinanza” alla popolazione e chiedendo alle comunità cristiane e ai singoli fedeli e uomini di buona volontà di “mostrare la forza della Carità”.