Natale 2016
“Il presepe ci parla della nostra bellezza e della nostra gloria” e “se continuiamo a contemplare il Bambino nel presepe, scopriamo che Dio dice-bene del mondo, opera delle sue mani. E questa benedizione ha il nome di Cristo”. Ad affermarlo il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata durante i Vespri del giorno di Natale. Ai fedeli il cardinale ha parlato del “senso diffuso di incertezza, di spaesamento di fronte alle tragedie nel mondo: i fatti di Berlino, il terrorismo fanatico, i crudeli conflitti che non risparmiano nessuno, la persistente persecuzione contro i cristiani, l’impero arrogante e cinico della finanza e del profitto, le sciagure naturali del nostro centro Italia”. Tutto questo, ha proseguito “fa porre un’altra domanda: dove sta andando il mondo? L’uomo di oggi – che respira una cultura individualista e liberista – è veramente più felice, e la società è più vivibile e solidale?”. Il cardinale ha quindi ricordato “la tendenziale distrazione dalla quale siamo tentati, che ci rende difficile pensare in grande, di alzare lo sguardo oltre la contingenza”. Infatti, “lo spirito del mondo non vuole che l’uomo rientri in se stesso e pensi ascoltando le domande profonde, quelle domande che si possono riassumere nella domanda del Creatore”. “Pensare fa paura a chi vuole dominare, poiché risveglia la coscienza, germoglia la verità e quindi la libertà. Meglio che la massa non pensi, sia distratta e svagata, così qualcuno penserà per tutti”. La nostra distrazione e i grandi interrogativi trovano però una risposta “sostando davanti al presepe. Lì è apparsa la luce che illumina ogni cosa”.