Analisi
“L’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti è stata accolta con entusiasmo dai leader dei partiti populisti europei”: lo afferma Alberto Martinelli (Università degli Studi di Milano) nel dossier pubblicato da Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano, dedicato alle sfide che attendono l’Europa e il mondo nel 2017. Fra i leader citati, Martinelli cita “Nigel Farage (ormai ex leader di Ukip)”, Geert Wilders, leader del partito della libertà olandese, Marine Le Pen, leader del Front National francese, Viktor Orbán, partito al governo in Ungheria, fino a Matteo Salvini che, secondo Martinelli, “ha cercato di accreditarsi come amico del nuovo presidente”. “Tutti questi esponenti politici considerano il successo di Trump una opportunità storica, come ha dichiarato Frauke Petry, leader del partito anti-immigrati e anti-euro Alternative für Deutschland (AfD)”, la “deflagrazione di un’epoca” secondo Beppe Grillo. L’autore dell’articolo si chiede se esistano “autentiche affinità tra il populismo americano di Trump e il nazional-populismo europeo” e se “il successo di Trump può concretamente aiutare i populisti europei ad arrivare al potere”.
“Circa la prima questione, al di là di storiche differenze, tra il populismo nord-americano nella versione Trump e il neo-populismo europeo vi sono reali affinità ideologiche e di strategia politica. Trump si è, infatti, presentato come il candidato anti-establishment, che sfida i ‘poteri forti’ della politica e della finanza di Wall Street, anche se appare già chiaro che le cose dette in campagna elettorale sono molto diverse dalle decisioni prese una volta al potere”. Del resto “le differenze sono tuttavia almeno altrettanto grandi: l’egemonia americana nel mondo multipolare richiede scelte assai diverse da quelle proposte dal nazionalismo delle piccole e medie potenze europee che vogliono recuperare una piena sovranità e rinazionalizzare le politiche pubbliche, ma che non sarebbero poi in grado di dare risposte adeguate ai problemi globali”. Inoltre, “Trump non ha interesse a una disgregazione dell’Ue e non intende abolire la Nato come auspicato dai nazional-populisti”. Circa la seconda questione, “le chances di successo dei partiti populisti nelle elezioni del prossimo anno rimangono modeste”, nonostante l’effetto Trump. Martinelli passa in rassegna la situazione dei principali Paesi Ue che andranno al voto nel 2017 (Paesi Bassi, Francia e Germania, oltre all’Italia), per concludere che “in generale, in nessuno di questi Paesi, il successo del nuovo presidente americano sembra poter spostare significative quote di elettori a favore dei partiti nazional-populisti” europei.