Immigrati
La situazione nella Piana di Gioia Tauro, zona industriale di San Ferdinando, “è drammatica. Ad oggi sono circa 2mila i lavoratori accampati in condizioni disastrose tra la tendopoli e la fabbrica occupata. Siamo tornati indietro di anni”. Lo denuncia Medici per i diritti umani (Medu) che per il quarto anno consecutivo, nell’ambito del progetto Terragiusta, opera con una clinica mobile nella Piana di Gioia Tauro offrendo assistenza medica e orientamento socio-sanitario ai braccianti stranieri giunti per la stagione agrumicola. La maggior parte delle 149 persone visitate fino ad oggi proviene principalmente da Senegal (25%), Mali (18%), Ghana (13%), Burkina Faso (9%) e il 75% ha un regolare permesso di soggiorno. Si tratta per la maggior parte di lavoratori arrivati in Italia da meno di 3 anni: “La metà dei braccianti dorme su un materasso a terra o direttamente sul pavimento; i bagni sono delle latrine scavate nella terra; si cucina in fuochi improvvisati o con fornelli a gas in tende e baracche; ci si lava con acqua riscaldata in bidoni di lamiera; non è organizzato alcun servizio di raccolta della spazzatura”. Medu mette in guardia sui rischi per la salute e la sicurezza individuali e collettive e sull’aumento drammatico “della popolazione femminile: circa una sessantina di donne, molte delle quali probabilmente vittime di fenomeni di tratta a scopo di prostituzione”. Nonostante l’aumento dei contratti di lavoro (il 32% ha un contratto) precarie “sono anche le condizioni di lavoro”: “Si tratta tuttavia di lavoro grigio: si raccolgono mandarini e arance a cottimo e a giornata per 25-30 euro al giorno, spesso senza ricevere una busta paga né vedersi riconosciuti gli oneri contributivi dovuti”. Il 19 febbraio 2016 era stato firmato presso la Prefettura di Reggio Calabria un Protocollo operativo per garantire servizi essenziali e favorire la piena integrazione, con lo stanziamento di 300mila euro. “A quasi un anno dalla sua firma – denuncia Medu -, nulla di quanto previsto è stato realizzato”. L’organizzazione chiede perciò “misure volte ad assicurare condizioni dignitose per i lavoratori”, “un servizio di intermediazione abitativa” utilizzando le tante case sfitte e un “servizio di trasporto pubblico fruibile da tutti gli abitanti della Piana”.