L'Osservatore Romano
Per aiutare una persona che è stata umiliata a capire il significato del proprio valore bisogna creare “una cultura della gioia”, “luoghi della gioia dell’incontro, compiere piccoli gesti, come Papa Francesco ci invita a fare”. Questa la preoccupazione costante di Jean Vanier, che nel 1964 ha deciso di fondare L’Arche per condividere la sua vita quotidiana con persone con disabilità. E poi, spiega in un’intervista su L’Osservatore Romano (30 dicembre), di fronte ai mali del mondo “c’è la speranza, c’è sempre un cammino di speranza, grazie a Gesù”. Vanier richiama la figura di san Francesco, “passato dalla repulsione a un incontro che gli ha fatto bene”, quello con i lebbrosi, ai quali ha rivelato “che erano belli”. Oggi, sottolinea, “si è spinti a vincere, ad aver successo nella vita professionale, a essere ammirati”, ma in realtà, “molti francesi si sentono soli, persi, alla deriva”. Aborto e suicidio assistito sono i due volti della cultura dello scarto, ma di fronte alla debolezza “si può creare il luogo del sorriso o il luogo della chiusura. Ciò dipende spesso dalla volontà di una sola persona”. Qual è l’ingrediente “magico” di questa volontà? “Nel racconto del buon samaritano – replica Vanier -, sono certo che l’ebreo che è stato soccorso è cambiato. Occorre quindi in primo luogo un’esperienza, ma anche una comprensione, ossia una presa di coscienza che l’umanità si evolve, che è importante scoprire che ogni essere umano è mio fratello”. Oggi, conclude, “osservo un movimento in questa direzione”.