Dialogo

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, “ogni espressione religiosa” è “chiamata a promuovere la pace”

“Ogni espressione religiosa” è “chiamata a promuovere la pace”. A ribadirlo è il Papa, nel discorso al Corpo diplomatico, pronunciato dalla Sala Regia, in cui ha citato il messaggio per la 50ma Giornata mondiale della pace del 1° gennaio scorso e la Giornata mondiale di preghiera per la pace, tenutasi ad Assisi nel settembre scorso, “durante la quale i rappresentanti delle diverse religioni si sono trovati per dar voce insieme a quanti soffrono, a quanti sono senza voce e senza ascolto”, ma anche la sua visita al Tempio Maggiore di Roma o alla Moschea di Baku. “Sappiamo come non siano mancate violenze religiosamente motivate, a partire proprio dall’Europa, dove le storiche divisioni fra i cristiani sono durate troppo a lungo”, ha proseguito Francesco: “Nel mio recente viaggio in Svezia ho inteso richiamare l’urgente bisogno di sanare le ferite del passato e camminare insieme verso mete comuni. Alla base di tale cammino non può che esservi il dialogo autentico fra le diverse confessioni religiose. È un dialogo possibile e necessario, come ho cercato di testimoniare  nell’incontro avvenuto a Cuba con il Patriarca Cirillo di Mosca, come pure nel corso dei viaggi apostolici in Armenia, Georgia e Azerbaigian, dove ho percepito la giusta aspirazione di quelle popolazioni a ricomporre i conflitti che da anni pregiudicano la concordia e la pace”. Senza contare “le molteplici opere, religiosamente ispirate, che concorrono, talvolta anche con il sacrificio dei martiri, all’edificazione del bene comune, attraverso l’educazione e l’assistenza, soprattutto nelle regioni più disagiate e nei teatri di conflitto”. Tali opere, per il Papa, “contribuiscono alla pace e danno testimonianza di come si possa concretamente vivere e lavorare insieme, pur appartenendo a popoli, culture e tradizioni differenti, ogniqualvolta si colloca al centro delle proprie attività la dignità della persona umana”.