Medio Oriente

Papa Francesco: al Corpo diplomatico, appello perché “riprenda il dialogo fra israeliani e palestinesi”

“La Santa Sede rinnova il suo pressante appello affinché riprenda il dialogo fra israeliani e palestinesi, perché si giunga ad una soluzione stabile e duratura che garantisca la pacifica coesistenza di due Stati all’interno di confini internazionalmente riconosciuti. Nessun conflitto può diventare un’abitudine dalla quale sembra quasi che non ci si riesca a separare. Israeliani e Palestinesi hanno bisogno di pace. Tutto il Medio Oriente ha urgente bisogno di pace!”. Sono le parole dedicate dal Papa a uno dei focolai di conflitto più tragici e persistenti nel mondo. “Nemica della pace è l’ideologia che fa leva sui disagi sociali per fomentare il disprezzo e l’odio e che vede l’altro come un nemico da annientare”, la denuncia contenuta nel discorso al Corpo diplomatico: “Purtroppo nuove forme ideologiche si affacciano continuamente all’orizzonte dell’umanità. Mascherandosi come portatrici di bene per il popolo, lasciano invece dietro di sé povertà, divisioni, tensioni sociali, sofferenza e non di rado anche morte”. La pace, invece, “si conquista con la solidarietà”, la ricetta di Francesco: “Da essa germoglia la volontà di dialogo e la collaborazione, che trova nella diplomazia uno strumento fondamentale”, come dimostra “l’impegno convinto della Santa Sede e della Chiesa cattolica nello scongiurare i conflitti o nell’accompagnare processi di pace, di riconciliazione e di ricerca di soluzioni negoziali agli stessi”. Tra gli “sforzi” positivi, il Papa ha ciato quelli “per riavvicinare Cuba e gli Stati Uniti” e “per terminare anni di conflitto in Colombia”. “Gesti coraggiosi” sono invece “quanto mai urgenti” in Venezuela, in Iraq e in Yemen, ma anche in Libia, dove Francesco auspica “la piena attuazione degli accordi volti a ristabilire la pace”, in Sudan, in Sud Sudan e e nella Repubblica Centroafricana. Il recente accordo firmato nella Repubblica Democratica del Congo, l’augurio del Papa, può favorire “la riconciliazione e il dialogo fra tutte le componenti della società civile”, necessari come la “pacifica coesistenza” in Myanmar.