Ambiente
“Edificare la pace significa anche adoperarsi attivamente per la cura del creato”. Comincia così la parte finale del discorso al Corpo diplomatico, in cui il Papa definisce l’accordo di Parigi sul clima, entrato recentemente in vigore, “un segno importante del comune impegno per lasciare a chi verrà dopo di noi un mondo bello e vivibile” ed auspica che “lo sforzo intrapreso in tempi recenti per fronteggiare i cambiamenti climatici trovi una sempre più vasta cooperazione di tutti, poiché la Terra è la nostra casa comune e occorre considerare che le scelte di ciascuno hanno ripercussioni sulla vita di tutti”. Ci sono, però, alcuni “fenomeni che superano le possibilità dell’azione umana”, come i “numerosi terremoti che hanno colpito alcune regioni del mondo”. Francesco cita “quelli avvenuti in Ecuador, in Italia e in Indonesia, che hanno provocato numerose vittime, e tuttora molte persone vivono in condizioni di grande precarietà”. “Ho potuto visitare personalmente alcune aree colpite dal terremoto nel centro Italia, dove, nel constatare le ferite che il sisma ha provocato ad una terra ricca di arte e di cultura, ho potuto condividere il dolore di tante persone, insieme al loro coraggio e alla determinazione a ricostruire quanto è andato distrutto”, la testimonianza diretta del Papa: “Auspico che la solidarietà che ha unito il caro popolo italiano nelle ore successive al terremoto, continui ad animare l’intera nazione, soprattutto in questo tempo delicato della sua storia”. “La Santa Sede e l’Italia sono particolarmente legate da ovvie motivazioni storiche, culturali e geografiche”, il tributo di Francesco: “Tale legame è apparso in modo evidente nell’anno giubilare e ringrazio tutte le autorità italiane per l’aiuto offerto nell’organizzazione di tale evento, anche per garantire la sicurezza dei pellegrini, giunti da ogni parte del mondo”.