Profughi

Monsignor Galantino: situazione in Africa “è drammatica”

Firma protocollo per Corridoi umanitari promossi dalla Cei e dalla Comunità di Sant’Egidio, 12 gennaio 2017

“Parliamo tanto, e a ragione, di profughi siriani e iracheni, ma la situazione in Eritrea, Somalia e Sud Sudan è drammatica”. A lanciare l’appello, durante la firma del protocollo d’intesa per l’apertura di un corridoio umanitario in Etiopia proprio per permettere – per ora – a 500 profughi di quei due Paesi di poter sognare un futuro migliore, in tutta sicurezza, è stato monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei. “Dall’Eritrea, dalla Somalia e dal Sud Sudan ne arrivano pochi perché muoiono già per strada”, ha fatto notare il vescovo, ricordando che l’Etiopia, in particolare, è il luogo di arrivo e di partenza per i profughi eritrei e somali.  Il protocollo firmato oggi – il primo siglato dalla Cei in questa materia – riguarda 500 persone che sono state selezionate dalle autorità “in loco”, “ma la nostra rete di Caritas e Migrantes è già pronta a continuare l’accoglienza”, ha assicurato Galantino, citando la disponibilità all’accoglienza dimostrata da parrochie e famiglie. “Sono 30mila i profughi già accolti in Italia tramite la realtà delle parrocchie, o direttamente e indirettamente collegate con esse”, ha ricordato il segretario generale della Cei. Interpellato dai giornalisti rispetto ai tempi necessari, una volta che i profughi sono arrivati a destinazione grazie ai corridoi umanitari, per ricevere lo “status” di rifugiati tramite la richiesta ai Consolati e l’intervento poi del Ministero degli Esteri, Galantino ha risposto che “la passione e l’impegno con cui si mettono in atto tali procedure fanno sì che non siano troppo lunghi”: al massimo qualche mese, ha ipotizzato pur non potendo generalizzare.