Comunicazioni sociali

Giornalisti: mons. Savino (Cassano all’Jonio), “avere il coraggio della verità ed essere uomini della prossimità”

“L’arte del comunicare nel nostro tempo” è diventata “difficile non solo per le sempre più precarie condizioni economiche e identitarie del giornalismo oggi, ma soprattutto per il contesto culturale e direi antropologico che stravolge il ruolo sociale del giornalista, spesso costringendolo ad essere un operatore di corto respiro al servizio, più che della verità e della comunità, di persone e istituzioni che balzano sul palcoscenico della comunicazione di massa”. Lo ha detto oggi mons. Francesco Savino, vescovo di Cassano all’Jonio, incontrando i giornalisti che operano nel territorio della diocesi, in occasione della festa di San Francesco di Sales. “Un giornalismo di verità, di prossimità” è stato il tema di cui ha parlato il presule, che ha sottolineato: “Il giornalismo non può avere altro obiettivo che quello di servire l’uomo e di contribuire a creare le condizioni perché l’uomo diventi sempre più uomo, cioè sempre più maturo nella coscienza della sua dignità personale e sempre più responsabile nell’uso della sua libertà”. Per il vescovo, “il primo compito del giornalista” è “quello di non gettare nel mucchio qualsiasi comunicazione, di non confondere la verità con qualsiasi opinione, bensì di riconoscere e onorare i valori della verità e del bene comune, e dunque del rispetto della dignità personale di tutti e di ciascuno, come valori costitutivi del proprio essere operatori della comunicazione sociale”.
Di fronte “al carattere capillare ed istantaneo della Rete e della sterminata e incontrollata quantità di informazioni che vi circolano”, con la conseguenza che “Internet, che doveva garantire il rigoroso controllo in tempo reale della verità nel dibattito pubblico ha invece generato il suo contrario cioè la tolleranza della post verità cioè della bugia”, “non dobbiamo arrenderci ma reagire, testimoniando ogni giorno un giornalismo al servizio dell’uomo e che abbia il coraggio della verità”. Dunque, “la carità della verità”, questa è l’esortazione, “nel segno di una grande speranza”, che mons. Savino rivolge “insieme all’augurio non di ‘fare’ i giornalisti ma ‘essere’ giornalisti. Per questo bisogna nutrire un’autentica passione per la verità e avere un instancabile coraggio di ricercarla e di perseguirla”. Il presule invita anche a essere “come giornalisti, uomini della prossimità. Nel frastuono del mondo moderno aiutateci ad ascoltare le voci di dentro, a scoprire le storie invisibili, le vite di periferia e le periferie della vita”.