Chiesa e problemi sociali
(Bruxelles) Sono trascorsi nove anni dal lancio del “Patto europeo per la salute mentale e il benessere”, voluto dalla Commissione europea nel 2008 nella consapevolezza che le politiche Ue possono avere una incidenza sulla sanità pubblica degli Stati membri, ambito che non compete immediatamente all’Ue. Il panorama europeo presenta dei “gravi deficit di iniziative” nel colmare i bisogni di servizi di sanità mentale che si registrano a tutti i livelli generazionali: la segnalazione arriva dal documento “La salute mentale in Europa e l’etica cristiana” che il gruppo di lavoro sull’etica medica della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece) ha appena pubblicato. Il problema focalizzato è l’alto tasso di suicidi in Europa e le risposte per contrastare questo esito delle malattie depressive. L’assunto di fondo argomentato è che la “fede e la pratica cristiana autentiche” possono “costituire una risorsa che può aiutare le persone ad affrontare aspetti negativi della vita, in particolare la malattia”. Il documento delinea in 35 pagine i fondamenti del “pensiero etico cristiano e dell’insegnamento sociale cattolico” circa la “riflessione sulla salute mentale”. Quattro i temi scandagliati – persona umana; trattamento e cure della persona nella sua integralità; destinazione di risorse alla salute mentale; autonomia e decisioni del trattamento – anche nei loro risvolti rispetto al Patto europeo e alla prevenzione della depressione e del suicidio. Il documento, in inglese e francese, è disponibile in www.comece.eu.