Chiesa e problemi sociali

Comece: documento su “salute mentale in Europa ed etica cristiana”. Servizi adeguati in ambito educativo

(Bruxelles) “La Chiesa cattolica insegna chiaramente che il suicidio è contrario all’amore di sé e nuoce agli altri e all’insieme della società”, ribadisce il documento “La salute mentale in Europa e l’etica cristiana” pubblicato dal gruppo di lavoro sull’etica medica della Commissione degli episcopati della Comunità europea (Comece), pur nella consapevolezza che eventi specialissimi possono ridurre o eliminare la “responsabilità soggettiva dell’atto”. Suicidio e depressione sono due facce della stessa medaglia e “prevenire” lavorando sui “fattori di rischio” può arginare una piaga che per i giovani tra 15-19 anni è “la seconda causa di morte a livello mondiale”. Ogni fascia di età corre rischi specifici; il documento analizza alcune “idee negative” socialmente veicolate che occorre contrastare: sono un fallito; non valgo niente; sono un peso per gli altri; nessuno si prende cura di me, sono solo; non bisognerebbe più lasciar soffrire le persone. Lavorare per la salute mentale significa offrire adeguati servizi negli ambienti educativi; nel contesto lavorativo; per gli anziani che vivono una condizione particolare di precarietà. Il documento mette in guardia anche dal “rischio di stigmatizzazione della malattia mentale” che porta alla discriminazione e alla segregazione. La Chiesa ha un grosso compito in tutto ciò a partire dall’“accogliere nelle comunità persone che soffrono per malattie mentali e sostenerle, perché per quanto grave sia la malattia non toglie nulla alla dignità umana”.