Usa
Si può pregare per un leader politico con il quale si è in profondo disaccordo? E se sì, la preghiera implica una benedizione, una lode o una accettazione del comportamento o della politica di quella persona? Sono le domande che da due mesi, da quando cioè Donald Trump è stato eletto 45° presidente degli Stati Uniti, rimbalzano nella Chiesa episcopaliana. È la prima volta che succede nella storia degli States. Il dibattito viaggia sui social. Ha avuto inizio subito dopo l’elezione di Donald Trump a novembre ma è ancora acceso e crescente. Ad esserne coinvolta è la Chiesa episcopaliana, l’ala della Comunione anglicana a stelle e strisce. La domanda cruciale che da almeno due mesi molti episcopaliani si chiedono è che cosa significa e, addirittura, se sia lecito oggi pregare per il 45 ° presidente degli Stati Uniti durante un culto pubblico. Tutto è cominciato quando a novembre il vescovo Jeffrey Lee della diocesi di Chicago ha chiesto ai suoi fedeli di pregare per il neo-eletto presidente. Immediata è stata la reazione della diocesi sebbene la richiesta del vescovo di pregare non implicasse necessariamente di sostenere politicamente la nuova presidenza.
Quanto accaduto due mesi fa a Chicago non è rimasto un caso isolato. Ad essere chiamato in causa è il “Book of Common Prayer”, al punto in cui, durante la liturgia eucaristica, si prega per “il nostro presidente, per i leader di tutte le nazioni, per coloro che hanno compiti di responsabilità”. È stato poi fortemente contestato sempre in ambito episcopaliano il coinvolgimento della Washington National Cathedral e del suo coro all’insediamento di Donald Trump, tanto da spingere il presidente Michael Curry, il vescovo della diocesi di Washington, Mariann Budde, e il decano della cattedrale, Randolph Hollerith, a scrivere comunicati per dare risposte alle preoccupazioni sollevate dai loro fedeli. È il vescovo Michael Curry a farsi portavoce delle osservazioni: “Quando prego per i nostri leader, che cosa sto facendo? Posso pregare per un leader con il quale sono in profondo disaccordo?”. Pregare per i responsabili politici – osserva Curry – fa parte della “profonda tradizione anglicana ed episcopaliana” che però significa che si sta pregando “perché la loro leadership serva veramente non gli interessi particolari ma il bene comune”.