Riflessione
La “Giornata per la vita” 2017, questa domenica 5 febbraio, si colloca significativamente “sul solco di Santa Teresa di Calcutta”, donna esemplare del nostro tempo che si dedicò interamente al servizio della vita e di ogni vita, fino alla più diseredata e alla più abbandonata. Fare riferimento a lei – come suggeriscono i vescovi già nel titolo del loro Messaggio – è dunque una garanzia di autenticità e di forza. Sul solco di questa grande testimone sono chiamati a vivere e operare “donne e uomini per la vita” che hanno “il coraggio di sognare con Dio”
La “Giornata per la vita” 2017, questa domenica 5 febbraio, si colloca significativamente “sul solco di Santa Teresa di Calcutta”, donna esemplare del nostro tempo che si dedicò interamente al servizio della vita e di ogni vita, fino alla più diseredata e alla più abbandonata. Il premio Nobel assegnatole nel 1979 fu un riconoscimento civile universale della sua opera che, mentre si fondava su una grande fede poiché in ogni vita ella vedeva la presenza del Signore, toccava la coscienza e la sensibilità anche dei non credenti che percepivano in lei una dedizione totale e un annuncio essenziale in favore della vita.
Fare riferimento a lei – come suggeriscono i vescovi già nel titolo del loro Messaggio – è dunque una garanzia di autenticità e di forza. Sul solco di questa grande testimone sono chiamati a vivere e operare “donne e uomini per la vita” che hanno “il coraggio di sognare con Dio”. Già, perché il “sogno di Dio” – ricordano i vescovi citando papa Francesco – “si realizza nella storia con la cura dei bambini e dei nonni”, ma anche con l’accoglienza verso tutti, “residenti e immigrati”.
Andando nel concreto, la cura per ogni vita richiede l’impegno di “resistere alle sirene di un’economia irresponsabile, che genera guerra e morte”, l’educazione autentica alla vita deve far guarire “dalla cultura dello scarto, dalla logica della denatalità” e favorire “la difesa di ogni persona umana dallo sbocciare della vita fino al suo termine naturale”. “Che ogni singolo bambino sia desiderato” era appunto il sogno e l’impegno proposto a tutto il mondo da Madre Teresa nel discorso del Nobel. Ogni bambino, di ogni razza e di ogni nazione, di ogni cultura e di ogni religione. Ogni bambino, e dunque anche ogni uomo e donna del mondo. Come suonano stonati, e non solo in questa giornata, vecchi rigurgiti di discriminazione che umiliano e annientano la vita delle persone!
Nel grido di Gesù in croce “Ho sete” i vescovi invitano, sulle orme di Santa Teresa, a “sentire la voce dei sofferenti, il grido nascosto dei piccoli innocenti cui è preclusa la luce di questo mondo, l’accorata supplica dei poveri e dei più bisognosi di pace”. “Donne e uomini per la vita” sono, oltre a quanti l’accolgono e la custodiscono nel matrimonio, in particolare anche quanti vi si dedicano “nel sacerdozio o nella vita consacrata religiosa e secolare”.
La coincidenza, ormai consueta anche nella nostra diocesi, della “Giornata per la vita” con la “Giornata della vita consacrata” (in riferimento alla festa della Presentazione del Signore del 2 febbraio) ci richiama efficacemente il legame che esiste tra loro e che Madre Teresa incarnò in modo mirabile ed universalmente eloquente nella sua eccezionale testimonianza di religiosa al servizio di ogni vita. Modello per tutti i consacrati; ma anche un esempio davvero per tutti.
(*) direttore “Nuova Scintilla” (Chioggia)