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Papa Francesco: a comunità de “La Civiltà Cattolica”, “inquietudine, incompletezza e immaginazione”. “Prendere consapevolezza delle ferite del mondo e individuare terapie”

“Inquietudine, incompletezza e immaginazione”. Sono le tre parole consegnate dal Papa alla comunità de “La Civiltà Cattolica” per declinare al meglio la propria missione specifica. “Il vostro cuore ha conservato l’inquietudine della ricerca?”, ha chiesto Francesco ai presenti a proposito della prima parola: “Solo l’inquietudine dà pace al cuore di un gesuita. Senza inquietudine siamo sterili. Se volete abitare ponti e frontiere dovete avere una mente e un cuore inquieti. A volte si confonde la sicurezza della dottrina con il sospetto per la ricerca. Per voi non sia così. I valori e le tradizioni cristiane non sono pezzi rari da chiudere nelle casse di un museo. La certezza della fede sia invece il motore della vostra ricerca”. Il “patrono” di questa parola, per il Papa, è san Pietro Favre, “uomo di grandi desideri, spirito inquieto, mai soddisfatto, pioniere dell’ecumenismo”. Per lui, “è proprio quando si propongono cose difficili che si manifesta il vero spirito che muove all’azione”. “Una fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo”, il commento di Francesco, secondo il quale la domanda da porsi è: “Abbiamo grandi visioni e slancio? Siamo audaci? Oppure siamo mediocri, e ci accontentiamo di riflessioni di laboratorio?”. “La vostra rivista prenda consapevolezza delle ferite di questo mondo, e individui terapie”, la consegna del Papa: “Sia una scrittura che tende a comprendere il male, ma anche a versare olio sulle ferite aperte, a guarire. Favre camminava con i suoi piedi e morì giovane di fatica, divorato dai suoi desideri a maggior gloria di Dio. Voi camminate con la vostra intelligenza inquieta che le tastiere dei vostri computer traducono in riflessioni utili per costruire un mondo migliore, il Regno di Dio”.