Intervista

Giornata mondiale malato: don Arice (Cei), priorità “anziani, bioetica e fine vita”. Per strutture sanitarie cattoliche “eccellenza, cura integrale persona, opzione per i poveri”

“La Chiesa ha sempre avuto una parola sapienziale su salute e fragilità. Occorre continuare ad avere queste antenne. È soprattutto di anziani che dovremo occuparci nei prossimi anni”. Altro tema “caldo” le “questioni bioetiche e del fine vita”. Ne è convinto don Carmine Arice, direttore dell’ Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei, che in un’intervista al Sir parla della Giornata mondiale del malato. Nel Messaggio per l’edizione di quest’anno, la XXV, che si celebra in forma solenne domani a Lourdes, il Papa sottolinea l’importanza di diffondere una cultura rispettosa della vita, dell’integralità e della dignità della persona. Di qui il pensiero al Ddl sul fine vita all’esame della Camera sul quale, in occasione del Consiglio permanente della Cei, il cardinale presidente Angelo Bagnasco ha di recente espresso le preoccupazioni dei vescovi. “Non possiamo condividere il testo del provvedimento così com’è”, osserva Arice, perché non è accettabile “un principio di autodeterminazione esasperato che impoverisce la figura del medico riducendolo a meccanico esecutore di volontà senza la possibilità di ‘accompagnare’ in alcun modo la decisione”. Appartengono all’identità della Chiesa e “si inseriscono all’interno del tessuto statale assumendo diversi ruoli operativi, ma dovranno essere in grado di riposizionarsi continuamente”, aggiunge il direttore della pastorale della salute con riferimento alle strutture sanitarie cattoliche: 120mila nel mondo e 262 in Italia. Cinque i tratti che devono caratterizzarle: “percorsi di eccellenza, cura integrale del malato, opzione preferenziale per i poveri, rispetto e promozione dei valori etici, cura e accompagnamento pastorale dei malati”.