Società
“Sin dal 2007 la Cina ha emanato il regolamento riguardo i trapianti e poi nel 2015 ha severamente vietato l’utilizzo degli organi dei condannati a morte. Applichiamo questa legge severamente, con tolleranza zero”. Lo ha detto il presidente del Comitato nazionale cinese sulla donazione e il trapianto di organi, Huang Jiefu, in un’intervista al Tg2000, il telegiornale di Tv2000, a margine del summit in Vaticano alla Pontificia Accademia delle Scienze dove per due giorni si sono riuniti rappresentanti delle istituzioni, leader religiosi e medici provenienti da tutto il mondo, anche dalla Cina. Qui per anni sono stati espiantati gli organi ai condannati a morte senza il loro consenso.
Jiefu ha sottolineato però che “la Cina è grande, enorme, e così come è successo nel settore del traffico di droga, non posso dire che non c’è più neanche un caso. Posso solo dire che a me non risulta. E comunque chiunque adotti questa pratica, commette un reato”.
“Abbiamo una task force – ha spiegato Jiefu – un team in collaborazione fra Ministero della Sanità e Ministero della Sicurezza pubblica. Questa task force effettua controlli molto severi, sia sugli ospedali sia in altri luoghi dove è possibile effettuare i trapianti. E se viene scoperto il reato scatta la sanzione”. “Sono d’accordo al 100% con Papa Francesco – ha concluso Jiefu – quando ha definito il traffico degli organi un crimine contro l’umanità”.