Lourdes
“I pellegrini prima delle cure mediche hanno bisogno di un solido sostegno umano e spirituale. Solitudine, depressione e dipendenze sono le nuove frontiere della sofferenza umana che spesso ritroviamo nei nostri pellegrinaggi”. È quanto afferma Antonio Diella, presidente nazionale dell’Unitalsi, commentato i dati contenuti nel dossier che verrà presentato oggi a Lourdes in occasione del colloquio internazionale “Il Magnificat, cantico della speranza” promosso dal santuario mariano per la XXV Giornata mondiale del malato. “L’anno scorso – si legge in una nota – su 35.138 pellegrini – che si sono affidati all’Unitalsi per partecipare a un viaggio verso i luoghi sacri e in particolare a Lourdes – ben 8.382 erano persone malate con diverse patologie”. Nel 2016 si è registrato anche un aumento di giovani: “sono stati 3.942 di cui 840 si sono dichiarati malati o disabili”. Dal dossier realizzato dall’associazione, emerge che di questi “il 33,5% soffre di depressione, il 10% da psicosi, il 3% da schizofrenia, il 2,5% da disturbi generalizzati dello sviluppo, il 2% da sindromi fobiche, l’1,5% da disturbi del comportamento alimentare e lo 0,5% da dipendenza da droghe”.
Più in generale, “sul campione complessivo di malati (8.382) sono state riscontrate 10.737 patologie. Le più diffuse sono quelle del sistema cardiovascolare (52,9%), del tessuto connettivo (36,2 %), neurologiche (38,4%), psichiatriche (27,5%)”. “In molti casi un malato presenta più di una patologia”, prosegue la nota, evidenziando che “il 70% dei malati è deambulante, 14% è su carrozzina, il 14% usa le stampelle mentre solo il 2% è in barella”. Per Diella, “la presenza a Lourdes delle persone disabili e malate è una costante nella nostra storia, ma oggi l’Unitalsi è chiamata ad affrontare nuove sfide per essere uno ‘strumento’ di consolazione non solo per malattie del corpo, ma soprattutto dell’anima”. “Nel pellegrinaggio – spiega Federico Baiocco, responsabile nazionale dei medici Unitalsi – i ragazzi vedono una chance importante per fuggire dalla depressione, dalla solitudine ed anche dalle dipendenze”. “Non chiedono un miracolo – conclude – ma solo di potere fare un viaggio che è prima di tutto un percorso spirituale ed umano”.