Assistenza sanitaria
“Si parla tanto della possibilità di rinunciare alle cure, ma io ricevo solo richieste di avere tutte le cure possibili”, così la neurologa e pediatra Matilde Leonardi, direttore scientifico del Centro ricerche sul coma dell’Irccs neurologico “Besta” di Milano, in un’intervista pubblicata oggi su “Avvenire”. In relazione alla 25esima Giornata del malato, la Leonardi ricorda le parole del Papa sul rischio della “cultura dello scarto” e spiega: “Il modello biomedico puro, prestazionale, che vede l’uomo malato come una macchina guasta, da riparare oggi fallisce. Perché prevalgono malattie croniche, sistemiche, legate a più condizioni. Al modello prestazionale occorre aggiungere un modello relazionale, clinico, che metta la persona al centro”. E anche attenzione a una selezione “sulla base di un maggiore o minore funzionamento delle persone” che “porta a discriminare i disabili, i malati gravi, gli anziani, gli ‘imperfetti'”. Per quanto riguarda la rinuncia alle cure, la neurologa porta la sua esperienza diretta: “nell’attività quotidiana di assistenza, anche in relazione ai pazienti più gravi o in stato vegetativo, ricevo solo ‘Daapp’: dichiarazioni anticipate di avere il più possibile”. Quello che viene chiesto sono “più terapie, più attenzione, più cure palliative, più supporto non solo sanitario, più sostegno alla famiglia”. Per questo, conclude, “prima di togliere qualcosa, bisogna essere sicuri di avere dato tutto il necessario. Come c’è il diritto alla cura, c’è il dovere di presa in carico”.