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“Grazie alla determinazione e alla tenacia della gente della Valnerina penso che bisogna parlare di un futuro possibile, non lontano, fatto di gesti concreti di ricostruzione. Ma non conta soltanto la ricostruzione materiale. Conta soprattutto la ricostruzione del tessuto umano, del tessuto sociale della vita comune”. È quanto afferma l’arcivescovo di Spoleto-Norcia, monsignor Renato Boccardo, in un’intervista pubblicata da “La Voce”, il settimanale delle diocesi umbre, in cui parla del terremoto che ha colpito anche il territorio di cui è pastore. Dopo oltre cinque mesi di scosse sismiche “direi che c’è un miscuglio di fiducia e speranza fondata sulla ricca umanità di questa gente”, osserva mons. Boccardo, rilevando tuttavia “qualche dubbio e incertezza dovute alla situazione contingente, cioè alle difficoltà che si devono affrontare giorno per giorno e a un futuro che non si vede ancora ben delineato, ben definito”. Per l’arcivescovo, “la gente ha bisogno di sapere come si fa per ricostruire, chi ci da una mano e, concretamente, fino a che punto interviene il Governo centrale o regionale e fino a che punto devo mettere io i miei soldi”. “Questo ancora non è chiaro e dopo cinque mesi questo aumenta l’incertezza”, sottolinea l’arcivescovo, secondo cui “le ferite che il terremoto ha inferto anche ai monumenti storici e artistici devono diventare cicatrici, cioè devono diventare visibili”. “Ricostruire tutto come prima, ammesso che sia possibile, vorrebbe dire cancellare le tracce delle ferite di questo terremoto, ma – riconosce Boccardo – questo come gli altri terremoti è un evento storico che lascia il segno nella vita delle persone innanzitutto”.