Salute
“Mi auguro che, al di là delle cose positive che ha saputo fare nel campo dell’assistenza sanitaria, la Regione Toscana possa dar vita a quei presidi sanitari territoriali che ancora non sono stati attivati”. Lo ha affermato ieri il vescovo di Prato, monsignor Franco Agostinelli, al termine della messa celebrata nella cappella dell’ospedale Santo Stefano. Riferendosi alla visita compiuta il giorno precedente in alcuni reparti del Santo Stefano, il vescovo ha osservato che “l’ospedale è un luogo limite, qui passa la storia dei degenti, dei loro cari e di coloro che con professionalità e umanità li accudiscono”. “Gli ammalati – ha aggiunto – non sono numeri, ma persone, e la loro vita deve essere degna e va sempre sostenuta, da quando nascono fino alla morte”. Del tema della sanità e della capillarità dei suoi servizi mons. Agostinelli ha parlato in un’intervista rilasciata a Tv Prato a margine delle iniziative per la Giornata mondiale del malato. “Prendo atto dell’efficienza della Regione Toscana in questo settore – ha osservato il vescovo – però forse ci dovrebbero essere ulteriori attenzioni nei riguardi di Prato, seconda città della Toscana per numero di abitanti, e con un coefficiente di crescita molto alto, che non può accontentarsi di decisioni standard”. Per Mons. Agostinelli è positiva “la decisione da parte del Governo di ampliare l’ospedale Santo Stefano di cento posti letto, anche se – aggiunge – devo dire che alcuni osservatori affermano che Prato necessiterebbe di ulteriori posti per i nostri ammalati”. “Affinché il sistema sanitario sia davvero efficace”, secondo il vescovo “l’importante è che queste non siano solo affermazioni di principio, alle parole bisogna che seguano i fatti e che arrivino velocemente, perché i malati, e la malattia, non possono aspettare”.