Firenze

Adozioni gay: Tarquinio (Avvenire), “il giudice è soggetto solo alla legge. Ma, certamente, alla legge”

Sono gesti “che non sono più di giustizia. Cioè non amministrano una giustizia nella quale ci si fa carico dell’interpretazione della legge, ma rivelano una attività normativa impropria nelle aule giudiziarie, che si fonda sulla disapplicazione della legge vigente in Italia e persino sul suo capovolgimento in nome di un’altra legalità”, così Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire” sul quotidiano in edicola oggi, commentando la sentenza con cui ieri il tribunale dei minori di Firenze ha riconosciuto l’adozione di una coppia gay. Il commento è vergato in risposta alla lettera di un lettore che sottolinea l’acutezza della riflessione del giurista Carlo Cardia Carlo Cardia su “Avvenire” del 9 marzo 2017 a proposito delle “assurde sentenze propiziate ed emesse da certi magistrati”. “Ma i magistrati sono forse sovrani assoluti? – si chiede il lettore – Non esiste un Consiglio Superiore e quando qualcuno emette sentenze evidentemente contro-legge non esistono e non sono possibili provvedimenti? Solo gli altri cittadini, se sbagliano, devono pagare? O c’è davvero almeno una “casta” che ha il privilegio dell’immunità?”.
“Stimo davvero tanto, e difendo, il servizio reso dai magistrati nei diversi ruoli a cui sono chiamati – risponde Tarquinio – E continuo a credere che il giudice debba essere soggetto soltanto alla legge, ma certamente (e senza ingiustificabili immunità) alla legge”. E conclude ricordando come “ogni cittadino onesto” sia “libero di non essere d’accordo e di condurre una battaglia politica e di coscienza per cambiare norme che si ritengono sbagliate o incomplete, ma non di scegliersene (o di inventarsene) altre”.