Summit a Bruxelles

Consiglio europeo: Ue divisa sulle “due velocità”. Nella Dichiarazione di Roma sicurezza, crescita, “pilastro sociale” e politica estera

Bruxelles, 10 marzo: conferenza stampa finale di Juncker e Tusk (foto SIR/UE)

(Bruxelles) L’Europa Building, nuova sede del Consiglio europeo, si svuota. Le delegazioni dei Paesi Ue ripartono per le rispettive capitali. Dietro le spalle un summit a 28 (ieri), che ha discusso di economia, migrazioni e difesa, registrando diverse convergenze e la sola posizione isolata della Polonia nella rielezione del presidente Donald Tusk. Ma sul versante migratorio le novità concrete sono vicine allo zero, specie se si guarda alla solidarietà di cui avrebbe bisogno l’Italia per la gestione dei flussi. La giornata odierna – partita la premier britannica Theresa May – è stata invece dedicata alla preparazione delle celebrazioni del 60° dei Trattati di Roma, il 25 marzo prossimo. La stesura di una “Dichiarazione” finale ha fornito l’opportunità per un giro di tavolo tra i leader dei 27. Accenti differenti su nazionalismo, crisi economica, politica estera, Ue “a due velocità”. “Il nostro messaggio sull’Europa a più velocità”, ha detto in conferenza stampa il premier italiano Paolo Gentiloni, “è molto semplice: non stiamo parlando di un’Europa ‘à la carte’, ma di una realtà già in atto”. Si tratterebbe di “una direzione di marcia necessaria perché consente di fare passi in avanti a gruppi di Paesi qualora ci sia tra loro un’intesa. Ma è una scelta che si fa nell’ambito dei Trattati, consentendo a tutti di aderire, senza alcuna logica di esclusione”.
Il premier ha segnalato che tra le priorità che dovrebbero emergere dalla Dichiarazione di Roma figurano la gestione della sicurezza, anche in relazione alle migrazioni; la crescita, il lavoro e lo sviluppo sostenibile; l’Europa “sociale”; una Ue aperta e con un ruolo sulla scena internazionale. Gentiloni ha invece affermato di non condividere una Ue “molto rigida sul bilancio e molto tollerante sulla politica di ricollocazione dei migranti”. L’Europa a due velocità è invece invisa ai Paesi dell’est, come emerso dalle rispettive dichiarazioni dei premier, Polonia in testa. Rispondendo a tale preoccupazione, il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha affermato: “Ho constatato non senza sorpresa che per qualcuno l’idea di una Europa a diverse velocità segnerebbe una linea di divisione tra est e ovest, come una nuova cortina di ferro”. Ma “non è questa l’intenzione”, mentre si vorrebbe permettere a “chi vuole fare di più, di poter fare di più”. Delle celebrazioni di Roma si parlerà la prossima settimana a Strasburgo, durante la sessione plenaria del Parlamento europeo, alla presenza, mercoledì 15 marzo, di Gentiloni, Juncker e Tusk.