Verso il 25 marzo

Papa a Milano: tappa in carcere, preghiera “Aspettando un amico”. Suor Gianna, “Francesco incontra persone, non detenuti”

“Stupore ed entusiasmo”: sono i due sentimenti – riferiti dal cappellano, don Marco Recalcati – che ha suscitato a San Vittore, la notizia che il Papa, nel suo viaggio a Milano, si sarebbe fermato nel carcere che sorge nel cuore della città. Per prepararsi all’incontro, i detenuti che hanno voluto sono stati accompagnati, per otto domeniche, dal cappellano e dalle suore di Antida Thouret, operanti nella struttura, a rileggere e meditare i discorsi tenuti dai vari pontefici nelle rispettive visite ai penitenziari, da Giovanni XXIII allo stesso Francesco. Per la visita del 25 marzo è stata anche predisposta una preghiera, distribuita a chi ne facesse richiesta, che si intitola “Aspettando un amico”. Comincia così: “Insolita visita di un amico inatteso: ci ha stupiti la buona notizia, che insegna a sperare e a dare ali ai desideri più veri”. In carcere ci sono molti stranieri, persone di fedi diverse: come hanno reagito alla visita del Papa? “C’è stata una risposta unanime. Tutti i detenuti hanno mostrato interesse e la voglia di incontrarlo”, chiarisce don Recalcati.
Anche suor Gianna, che opera in carcere da due anni, fa un’osservazione in merito: “I detenuti sanno bene che una volta ripartito il Papa non cambierà nulla per quanto riguarda il loro iter processuale, non avranno nessuno sconto di pena per questo. Eppure io credo che la luce che si sarà accesa, non si spegnerà più”. Aggiunge: “Il Papa incontra delle persone, che sono al momento detenute. Ma incontra persone, non carcerati. Si ha la percezione forte che a San Vittore arriverà Gesù. Ci sono sentimenti forti, avvertiti anche dai detenuti di altre fedi religiose”.