Editoriale

Famiglia: Moia (Avvenire), “il modo con cui si diventa genitori non è indifferente per il futuro dei figli”

“La famiglia non è un organismo geneticamente modificabile e quindi la ‘tecnica’ con cui viene costruita finisce inevitabilmente per pesare sull’esito finale”. È quanto afferma Luciano Moia in un editoriale pubblicato oggi da Avvenire riferendosi ai recenti casi nei quali “si pretende di cancellare le dinamiche di genere” tra genitori o di “forzare il dato anagrafico, rivolgendosi alla fecondazione eterologa a 57 anni”. Così facendo, osserva Moia, “non è improbabile trovarsi ad affrontare dinamiche educative, sociali, culturali, giuridiche che si è poi spesso nell’impossibilità di gestire e risolvere” rilevando che “il caso dei cosiddetti ‘genitori-nonni’ di Mirabello Monferrato (Al), non sfugge a questa considerazione di fondo”. “Il modo con cui si diventa genitori non è indifferente per il futuro dei figli”, prosegue, sottolineando che “il fatto che esistano possibilità biotecnologiche di diventarlo comunque, indipendentemente dall’età, non giustifica la pretesa di far coincidere i propri desideri né con la legge né con la realtà dei fatti”. Rispetto alle decisioni dei giudici, Moia solleva due interrogativi: “C’è qualche collegamento tra le due ‘bocciature’ registrate dai genitori per quanto riguarda le domande di adozione nazionale e internazionale e la tempestività con cui il tribunale è intervenuto? Se la situazione della coppia era apparsa problematica fin dall’inizio, perché i giudici hanno atteso tanto prima di pronunciarsi sull’adottabilità della piccola?”. “In questa vicenda – conclude – hanno perso tutti. La bambina, che tra qualche anno dovrà riannodare faticosamente il filo della propria storia. I genitori biologici e i giudici, per i motivi già accennati. Ma anche i genitori affidatari che subiscono ancora il rischio di vedere un giorno la ‘propria’ bambina prendere un’altra strada”.