Seminario
“Quante persone, quanti giovani, vivono sotto la cappa di piombo di uno scetticismo fatalistico e rassegnato. È la mancanza di un orizzonte attraente di desiderio e di sogno, che si consegna alla legge della omologazione e della mediocrità”. Lo ha detto questo pomeriggio monsignor Domenico Dal Molin, direttore dell’Ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni, aprendo i lavori del seminario sulla direzione spirituale in corso a Gallipoli fino al 21 aprile sul tema “Ascolto dei ‘sogni’ e coraggio di parole ‘scomode’. L’accompagnamento vocazionale nello stile di don Tonino Bello”. “Abbiamo bisogno di coltivare un cuore docile, che si fa ammaestrare, si lascia condurre, si abbandona alla Parola del Signore”, ha affermato mons. Dal Molin: “Talvolta i nostri sentimenti più profondi, limpidi e creativi, rischiano di essere intrappolati in cuori incapaci di parlare il linguaggio della semplicità e della empatia relazionale”. “Coltivare il cuore nel discernimento chiede di imparare ad accompagnare con pazienza, delicatezza e rispetto. Domanda la capacità di declinare insieme due dimensioni della vita: la saggezza e la profezia. La saggezza per capire quanto accade in noi e intorno a noi – ha aggiunto il direttore -, per imparare a leggere i segni e gli eventi della vita e di un mondo continuamente in fermento, con cambi generazionali rapidi ed accelerati che pare impossibile inseguirli e decifrarli. La profezia per anticipare, con proposte significative ed incisive, una educazione olistica e globale, umana, spirituale e vocazionale, che non insegua gli eventi, ma ne tenga il passo. Questa è stata la capacità umana ed ecclesiale di don Tonino”.