Convegno nazionale
Appassionati della Verità ma consapevoli che “manchiamo di parole per coglierla nella sua pienezza”. Pertanto necessitiamo “come mendicanti delle intuizioni spirituali dell’altro”. Ecco cos’è il dialogo (interreligioso, ecumenico, missionario) secondo padre Claudio Monge, teologo delle religioni, domenicano, da 14 anni ad Istanbul, intervenuto al 61° convegno missionario nazionale dei seminaristi a Monreale con una relazione dal titolo “Dialogo e conversione all’unità”. Può il cattolico da solo avere la pretesa di esaurire la capacità di riflessione ed intuizione evangelica, a prescindere dal confronto? In altre parole, si chiede padre Monge, si può essere missionari senza essere dialogici? Evidentemente no, poiché “Dio è dialogo e la trinità stessa è dialogo”. “Non si può pensare di vivere da cristiani spolverando reliquie – ha detto il domenicano – il rischio oggi è quello di una Chiesa che parla tramite decreti e formalismi autoreferenziali, rispondendo a domande che in realtà nessuno le ha mai posto”. Mentre invece, ha spiegato, è proprio nell’incontro quotidiano con le altre fedi, in contesti ‘sfidanti’ come quello turco, che avviene lo scambio, “il recupero dell’essenziale”, condividendo una “comune passione per l’umano”. Perché cos’altro è il dialogo se non “l’incontro di storie interpellate da un messaggio di salvezza” desiderose di raccontarsi? In un’epoca in cui “il fare esperienza”, ha detto p. Monge, è decisamente più importante del proselitismo, “essere missionari non è tanto quello che facciamo ma quello che siamo”. Presenza, epifania e proclamazione: ecco tre modalità della Chiesa in missione. Quanto è importante il misticismo in questo slancio missionario? Molto. “Per trovare il giusto equilibrio tra annuncio e ascolto – ha spiegato il teologo – è necessario alimentare una solida vita contemplativa”. Infine un suggerimento ai seminaristi: “Non partite in missione se non avete guarito le vostre ferite”, perché partire non è un fuggire da se stessi, ma un ritrovarsi grazie all’incontro con l’altro.