Viaggio apostolico
“Il suo nome è Santo, Egli è Dio di pace, Dio salam. Perciò solo la pace è santa e nessuna violenza può essere perpetrata in nome di Dio, perché profanerebbe il suo Nome”. Con queste parole, papa Francesco, pellegrino della pace in terra egiziana, si è rivolto ai partecipanti alla conferenza internazionale sulla pace promossa dall’università al-Azhar. Un discorso più volte fermato da applausi e anche da qualche “bravo” da parte della platea. Nel ricordare il comandamento “non uccidere” al centro delle dieci parole offerte sul Monte Sinai, il Papa ha detto: “In quanto responsabili religiosi siamo dunque chiamati a smascherare la violenza che si traveste di presunta sacralità”. “Siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio”. “Ripetiamo un ‘no’ forte e chiaro ad ogni forma di violenza, vendetta e odio commessi in nome della religione o in nome di Dio. Insieme affermiamo l’incompatibilità tra violenza e fede, tra credere e odiare. Insieme dichiariamo la sacralità di ogni vita umana contro qualsiasi forma di violenza fisica, sociale, educativa o psicologica”. “Oggi c’è bisogno di costruttori di pace e non di armi, c’è bisogno di costruttori di pace, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari, di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione”.