#Ac150
“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”: “questa non è una promessa, ma una benedizione che, oggi, scende dal cielo sulla nostra famiglia grande e bella dell’Azione cattolica italiana, chiamata ad aiutare la Chiesa a resistere sia alla tentazione di adeguarsi alla città terrena, mimetizzando la verità cristiana, sia all’illusione di contrapporsi al mondo, arroccandosi nella propria cittadella fortificata”. Mons. Gualtiero Sigismondi, assistente ecclesiastico generale dell’Ac, ha pronunciato queste parole durante la preghiera che ha aperto la mattinata in piazza San Pietro, dove oggi l’associazione laicale incontra Papa Francesco. “Tale impegno non s’improvvisa; rimane, piuttosto, l’obiettivo a cui deve tendere un lungo e assiduo cammino di formazione intellettuale e morale, ben sapendo, come insegna la Lettera a Diogneto, che i cristiani godono nel mondo di una ‘cittadinanza paradossale’”. ‘L’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante’”. All’Azione cattolica, ha detto il vescovo, “è chiesto di essere ‘segno di contraddizione’ (Lc 2,34) con l’audacia della ‘delicata fierezza’ di chi sa che la Chiesa – come diceva don Primo Mazzolari – ‘non ha confini da difendere o territori da occupare, ma una maternità da allargare’”.