Lotta alla mafia
Domani, 9 maggio, sarà ricordato dall’arcidiocesi di Monreale, in collaborazione con il Parlamento della legalità internazionale, il piccolo Giuseppe Di Matteo, nel luogo dove i carnefici della mafia lo sciolsero nell’acido, dopo 779 giorni di prigionia, volendo punire con questo terribile gesto il padre diventato collaboratore di giustizia. In questo luogo dove sorge adesso una Croce, simbolo di risurrezione e riscatto, alle ore 10.30 sarà celebrata una Messa, alla presenza di alcune scolaresche provenienti dalla Sicilia e da Bergamo. “Questa celebrazione eucaristica vuole esprimere il nostro profondo dolore, la nostra vicinanza alla signora Franca Castellese e a tutti i genitori delle vittime innocenti della criminalità mafiosa, ma anche la nostra speranza nella sconfitta della cultura della morte e nell’affermarsi della cultura della vita, della legalità e della solidarietà”, spiega l’arcivescovo di Monerale, Michele Pennisi, che presiederà la Messa. “In questa occasione – prosegue il presule – vogliamo chiedere perdono per i tanti silenzi sulla condanna della mafia, che rischiano di trasformarsi in complicità e vogliamo invitare al perdono e rivolgere anche ai mafiosi l’appello alla conversione, cioè a un serio cambiamento di mentalità e di vita”.
“Urge formare una nuova coscienza basata sulla moralità e sulla legalità per creare una reale cultura antimafia”, l’appello del vescovo, secondo il quale “è compito della Chiesa sia aiutare a prendere consapevolezza che tutti, anche i cristiani, alimentiamo l’humus dove alligna e facilmente cresce la mafia, sia indurre al superamento dell’attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo, capace di creare una cultura antimafia fondata sulla consapevolezza che il bene comune è frutto dell’apporto responsabile di tutti e di ciascuno”.