Crisi
“Facciamo nostro il dolore del popolo venezuelano e diciamo: Basta repressione!”: è l’ennesimo appello dei vescovi del Venezuela in una nota pubblicata lo scorso 5 maggio che contiene anche l’invito a “non riformare la Costituzione ma attuarla”, in seguito alla proposta del presidente della Repubblica Nicolás Maduro d’indire un’Assemblea Costituente per il Paese. Il Venezuela è scosso da oltre un mese da una grave crisi politica ed economica, con manifestazioni di piazza, scontri e vittime. La decisione di indire una nuova Assemblea Costituente, precisano i vescovi, “è stata percepita dalla maggioranza della popolazione come una iniziativa separata dalle urgenti necessità del Paese e come un passo in più verso lo svuotamento dello Stato sociale di diritto previsto dall’attuale Costituzione”. “In questo momento il popolo ha bisogno di cibo, medicine, libertà, sicurezza personale e giuridica e pace”, sottolineano i sei vescovi della Conferenza episcopale del Venezuela. “Non possiamo dimenticare – affermano – né mettere da parte la tristezza e la sofferenza che questo regime sta provocando al nostro popolo. Inoltre, in questo ultimo mese si è vantato della sua natura repressiva soffocando la legittima protesta con eccessiva e disumana violenza, generata dagli organismi di sicurezza dello Stato, in particolare dalla Guardia armata bolivariana e i gruppi armati chiamati ‘colectivos’ che agiscono sotto lo sguardo protettivo delle autorità”. I vescovi esortano nuovamente la popolazione “a non rassegnarsi ad alzare la voce in segno di protesta, senza cadere nel gioco di coloro che, causando violenza, vogliono guidare il Paese verso scenari di conflitto per aggravare la situazione e rimanere al potere”. A questo proposito invitano tutte le parrocchie e comunità ad organizzare una Giornata di preghiera per la pace in Venezuela il 21 maggio, perché “cessi la violenza e la repressione ufficiale, per la ricerca di strade verso l’intesa e la riconciliazione di cui abbiamo tanto bisogno”.