Vitime di mafia

Diocesi: mons. Pennisi (Monreale), “urge formare nuova coscienza” e Chiesa ha “compito to educativo”

“Questa celebrazione eucaristica in cui rendiamo presente il mistero della passione, della morte e della risurrezione del Signore Gesù vuole esprimere il nostro profondo dolore, la nostra vicinanza alla signora Franca e a tutti i genitori delle vittime innocenti della criminalità mafiosa, ma anche la nostra speranza nella sconfitta della cultura della morte e dell’affermarsi della cultura della vita”. Così mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale, nell’omelia della celebrazione odierna a Cipirello in memoria del piccolo Giuseppe Di Matteo, sciolto dai mafiosi nell’acido, e di “tutte le vittime innocenti della mafia”. Esprimendo “la più dura condanna per chi ha commesso questo atroce delitto”, mons. Pennisi richiama le parole di Papa Francesco a Sibari il 21 giugno 2014: “Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati…”. “Urge formare una nuova coscienza di fronte alla mafia – avverte -: qui la Chiesa deve ravvisare il campo specifico del suo intervento propositivo ed educativo. E’ compito della Chiesa sia aiutare a prendere consapevolezza che tutti, anche i cristiani, alimentiamo l’ humus dove alligna e facilmente cresce la mafia, sia indurre al superamento dell’attuale situazione attraverso la conversione al Vangelo, capace di creare una cultura antimafia fondata sulla consapevolezza che il bene comune è frutto dell’apporto responsabile di tutti e di ciascuno”. La resistenza alla mafia, prosegue, “esige un rinnovato impegno educativo che porti ad un cambiamento della mentalità e dei comportamenti concreti. La Chiesa deve fare presenti le esigenze proprie della conversione cristiana e quindi ricordare, che essa non può essere ridotta a fatto intimistico ma ha sempre una proiezione pubblica ed esige comunque la riparazione”. Nel caso del mafioso, “la conversione comporta un impegno fattivo affinché sia debellata la struttura organizzativa della mafia, fonte costante di ingiustizie e violenza, che distrugge speranze, ruba il futuro”.