Libro
Si concentrano sui temi della speranza e della fiducia i 12 saggi che compongono il volume “I germogli della buona notizia”, presentato oggi pomeriggio alla Università pontificia salesiana, riecheggiando il Messaggio per la 51a Giornata mondiale delle comunicazioni sociali. “Il Papa ci ha ricordato che la comunicazione è reciprocità e, anche se parla a tutti, il singolo si sente toccato e guardato”, ha osservato don Ivan Maffeis, direttore dell’Ufficio nazionale comunicazioni sociali della Cei, durante la presentazione del libro. “Cosa cambiare per comunicare? Ad esempio – ha detto -, non possiamo più trincerarci dietro la riservatezza per non comunicare. Fino a ieri pensavamo che i panni sporchi si dovessero lavare in famiglia, oggi c’è un’attesa di trasparenza. Ci viene chiesto di essere testimoni e portatori di speranza, di renderci conto della grande opportunità che abbiamo”. Sull’uso che la politica ha fatto della comunicazione negli ultimi decenni, si è soffermata invece la professoressa Milly Buonanno, docente di sociologia della comunicazione. “Viviamo in un’epoca saturata dai discorsi della speranza – ha commentato -. Dai primi anni 2000 la politica ha riscoperto la parola speranza. Lo stesso neo presidente francese Macron l’ha inserita nella sua campagna. Possiamo dire che è retorica, il sociologo Ulrich Beck la definirebbe ‘categoria zombie’. Tuttavia il fatto che si ricorra a questa parola vuol dire che ha ancora un senso evocativo”. “È vero – ha aggiunto la sociologa – che viviamo in un periodo di dolore e disfatta ma proprio per questo abbiamo bisogno di speranza. Su questo mi pare che inizi a formarsi un consenso. Il sottotesto dell’esortazione di Papa Francesco, ‘Comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo’, richiama la responsabilità di ciascuno di noi”.