Matrimonio
Elementi per spiegare l’aumento delle convivenze o dei matrimoni civili nonostante gli sforzi della comunità cristiana a dare le giuste motivazioni ai fidanzati circa la necessaria sobrietà in tale occasione…
Attingo le notizie per questo editoriale da diversi articoli che riportano i dati di una indagine riguardanti i matrimoni in Italia. Mi riferisco in particolare all’articolo di Chiara Pellegrini apparso su “Libero” del 9 maggio alla pagina 16.
Sposarsi, al giorno d’ oggi, è un impegno economico di notevole portata. Ecco perché gli italiani si indebitano fino al collo. Per onorare quello che dovrebbe essere il più bel giorno della vita sta diventando ormai usanza sempre più diffusa ricorrere a prestiti personali. Nel primo trimestre 2017 sono stati erogati 96,2 milioni di euro per sostenere le spese di matrimoni e cerimonie. È quanto rileva un’indagine di Facile.it e Prestiti.it, che hanno analizzato oltre 30.000 richieste di finanziamento, tracciando il quadro di come molti futuri sposi affrontino i costi di ricevimento, vestiti, fiori e bomboniere. Cifre, quelle dei prestiti, che lievitano di anno in anno. L’importo medio richiesto nel 2017 è cresciuto del 14,35% rispetto al 2016, passando da 10.366 euro a 11.854 euro.
Il matrimonio, soprattutto al Sud, è una cosa seria. Basta guardare una puntata della serie trasmessa da Real Time “Il Boss delle cerimonie” del compianto Antonio Polese. Colombe, fuochi d’artificio, pony, damigelle, pagetti, testimoni, cantanti neomelodici, bomboniere di tutte le fogge, abiti pomposi, menù da dieci portate e torte di nuziali. Non a caso il Sud guida la classifica della richiesta dei prestiti. Dalla Campania partono il 22% delle richieste. E l’incidenza di questi finanziamenti richiesti è pari a circa il doppio rispetto ai valori del resto d’Italia. Per quanto riguarda la durata del prestito, gli italiani optano per rimborsare il finanziamento in 64 rate mensili dell’ importo di circa 185 euro.
Stando agli ultimi dati dell’osservatorio nazionale Federconsumatori convolare a giuste nozze, nel 2016, agli italiani è costato tra i 36 e 60mila euro. Le voci di spesa variano. “Immaginando un matrimonio tradizionale, con 80 invitati”, spiega Andrea Bettinzoli, della Chapeau Consulting, “si possono spendere dai 3.000 ai 7.000 euro per gli abiti, fra 2.000 e 5.000 euro per l’affitto della location, fra i 6 e i 12.000 euro per il catering”, aggiunge. Le spese per il giorno più bello, però, non finiscono qui. Per immortalare il sì con foto e video bisogna mettere in conto circa 3.000 euro, spesa di stampa a parte. L’allestimento floreale varia a seconda delle richieste della sposa. Bisogna considerare, però, che per addobbare chiesa, location dove si svolge il ricevimento e bouquet la spesa minima è di circa 2.500 euro. Per il trucco e l’ acconciatura della sposa (costi dai 250 ai 500 euro), a seconda del visagista e del hair dresser scelto. Il conto del parrucchiere si può tagliare del 25% se ci si reca in salone per l’acconciatura, invece di una session a domicilio. E ancora: lo sfizio di arrivare in chiesa con un’auto d’epoca può costare circa 500 euro, mentre per animare la festa con un dj, bisogna considerare dai 250 ai 700 euro.
Forse questo può essere un ulteriore elemento per spiegare l’aumento delle convivenze o dei matrimoni civili nonostante gli sforzi della comunità cristiana a dare le giuste motivazioni ai fidanzati circa la necessaria sobrietà in tale occasione. L’impresa però mi sembra piuttosto ardua, considerando il dilagare delle inutili spese in occasione di diciottesimi, battesimi, comunioni, cresime, ed anche ordinazioni sacerdotali, venticinquesimi e cinquantesimi di sacerdozio. Una battaglia persa in partenza con buona pace di tutti.
(*) direttore “Settegiorni dagli Erei al Golfo” (Piazza Armerina)