Convegno Scienza & Vita

Bioetica clinica: Spagnolo (Univ. Cattolica), “migliora l’assistenza al paziente e ne mitiga la sofferenza”

La bioetica clinica, in quanto etica “al letto del paziente”, affronta “non solo i temi generali che nascono da questioni di coerenza logica, bensì i problemi che sorgono nella pratica clinica dalla cura di un particolare paziente, con la sua sofferenza concreta”. A spiegarlo è Antonio G. Spagnolo, direttore Istituto di Bioetica e Medical Humanities (Università cattolica Sacro Cuore, Roma), intervenuto questo pomeriggio alla tavola rotonda “Di fronte al dolore, accanto alla persona malata” nell’ambito del XV convegno nazionale “Rosso come l’amore. Accanto alla persona malata tra scienza, dedizione e normalità” che si è aperto oggi a Roma (fino a domani). “Propriamente e primariamente – spiega -, la bioetica clinica è fatta dal medico”, ma “anche altre persone (come l’eticista o il moralista) possono partecipare” per “valutare criticamente le decisioni cliniche attraverso la ‘consulenza di bioetica clinica”. Quest’ultima è volta, come sottolinea anche la Nuova Carta degli Operatori Sanitari, a facilitare la soluzione di “conflittualità e dubbi etici, che singoli operatori sanitari, pazienti e familiari possono sperimentare nella pratica clinica”, con “scelte diagnostico-terapeutiche condivise al letto del malato, nella cornice valoriale propria della medicina e dell’etica”. Lo scopo ultimo è “migliorare le prestazioni e i risultati dell’assistenza sanitaria, limitando l’uso inappropriato delle tecnologie mediche, promuovendo l’assistenza palliativa, focalizzando l’attenzione su cosa il medico può fare per il paziente, per mitigarne la sofferenza fisica, psico-sociale e spirituale”.