Visita pastorale
“Sempre Gesù era in cammino. E i Vangeli, con le sfumature di ognuno, sempre fanno vedere Gesù in cammino in mezzo alla gente”. Lo ha detto il Papa, che nell’incontro a braccio con il clero in cattedrale a Genova ha esortato i presenti a guardare allo “stile di Gesù”, che “la maggior parte del tempo lo passava sulla strada”: “Questo vuol dire vicinanza alla gente, ai problemi: non si nascondeva. Poi alla sera tante volte si nascondeva per pregare, per essere col Padre”. La nostra “vita contemporanea”, invece, “non è in strada, è in fretta: sono cose diverse”, ha precisato a proposito di “questo mondo impazzito”, in cui viviamo “sempre guardando l’orologio”. “Gesù non faceva questo, Gesù mai è stato fermo”, ha ricordato il Papa: “Come tutti quelli che camminano, Gesù era esposto alla distrazione, a essere fermato. Non dobbiamo aver paura del movimento, della dispersione del nostro tempo. La paura più grande alla quale dobbiamo pensare è una vita statica, una vita del prete che ha tutto ben risolto, in ordine, strutturato, tutto è al suo posto”. “Io ho paura del prete statico”, ha confessato Francesco: “Ho paura, anche quando è statico nella preghiera. Una vita così tanto strutturata non è una vita cristiana. Forse quel parroco è un buon imprenditore: sì, celebra la Messa, lo stile è uno stile cristiano o di un uomo con la grazia di Dio ma con lo stile di un imprenditore”. “Gesù sempre è stato un uomo di strada, di cammino, aperto alle sorprese di Dio”, ha proseguito il Papa: “Invece il sacerdote che ha tutto pianificato, tutto strutturato, generalmente è chiuso alle sorprese di Dio, si perde quella gioia della sorpresa, dell’incontro: il Signore che ti prende quando non te l’aspetti, ma sei aperto”.