Visita pastorale

Papa a Genova: “il cristiano non è un velocista”. No a “chiusura”, “andare nel mondo appartiene all’identità del cristiano”

“Gesù si fida di noi, crede in noi più di quanto noi crediamo in noi stessi! Ci invia nonostante le nostre mancanze; sa che non saremo mai perfetti e che, se aspettiamo di diventare migliori per evangelizzare, non cominceremo mai”. Con queste parole il Papa, nella parte finale dell’omelia della Messa a piazzale Kennedy, ha spiegato la centralità dell’annuncio, per il cristiano. “Per Gesù è però importante che da subito superiamo una grande imperfezione: la chiusura”, ha ammonito: “Perché il Vangelo non può essere rinchiuso e sigillato, perché l’amore di Dio è dinamico e vuole raggiungere tutti. Per annunciare, allora, occorre andare, uscire da sé stessi. Con il Signore non si può stare quieti, accomodati nel proprio mondo o nei ricordi nostalgici del passato; con lui è vietato cullarsi nelle sicurezze acquisite. La sicurezza per Gesù sta nell’andare, con fiducia: lì si rivela la sua forza. Perché il Signore non apprezza gli agi e le comodità, ma scomoda e rilancia sempre. Ci vuole in uscita, liberi dalla tentazione di accontentarci quando stiamo bene e abbiamo tutto sotto controllo”.

“Andare nel mondo col Signore appartiene all’identità del cristiano”, ha detto Francesco: “Il cristiano non è fermo, ma in cammino: col Signore verso gli altri. Ma il cristiano non è un velocista che corre all’impazzata o un conquistatore che deve arrivare prima degli altri. È un pellegrino, un missionario, un ‘maratoneta speranzoso’: mite ma deciso nel camminare; fiducioso e al tempo stesso attivo; creativo ma sempre rispettoso; intraprendente e aperto; laborioso e solidale. Con questo stile percorriamo le strade del mondo!”. “Come per i discepoli delle origini, i nostri luoghi di annuncio sono le strade del mondo”, il mandato: “È soprattutto lì che il Signore attende di essere conosciuto oggi. Come alle origini, desidera che l’annuncio sia portato con la sua forza: non con la forza del mondo, ma con la forza limpida e mite della testimonianza gioiosa. Questo è urgente”. “Chiediamo al Signore la grazia di non fossilizzarci su questioni non centrali, ma di dedicarci pienamente all’urgenza della missione”, l’invito: “Lasciamo ad altri le chiacchiere e le finte discussioni di chi ascolta solo sé stesso, e lavoriamo concretamente per il bene comune e la pace; mettiamoci in gioco con coraggio, convinti che c’è più gioia nel dare che nel ricevere. Il Signore risorto e vivo, che sempre intercede per noi, sia la forza del nostro andare, il coraggio del nostro camminare”.