Accoglienza
“Come diocesi greche stiamo chiedendo aiuto alle Chiese sorelle d’Europa. Poche quelle che ci stanno aiutando, tra queste sicuramente la Cei, attraverso la Caritas”. Lo afferma monsignor Sebastianos Rossolatos, arcivescovo di Atene e presidente dei vescovi cattolici greci, in un’intervista al Sir sulla situazione della Grecia attraversata dalla crisi i cui effetti stanno colpendo anche la Chiesa cattolica greca. “Le diocesi greche traggono i loro redditi dagli affitti di immobili di proprietà”, spiega l’arcivescovo, ma “purtroppo non tutti riescono a pagare l’affitto e con le tasse da pagare non riusciamo a far fronte ai bisogni”. “Riceviamo aiuti anche per fronteggiare l’accoglienza di profughi. In Grecia si stima che siano oltre 50mila quelli rimasti dopo la chiusura della rotta balcanica”, aggiunge mons. Rossolatos, rilevando che i “migranti continuano ad arrivare anche se in numero minore rispetto al passato” ma “la situazione resta drammatica. Gli aiuti che abbiamo ci permettono di arrivare fino a novembre poi non sappiamo”. “Certamente dovremo tagliare ulteriormente le spese, chiuderemo la rivista e l’ufficio stampa, saremo costretti a licenziare dipendenti”, prosegue l’arcivescovo. Sul fronte pastorale, “da 50mila che eravamo, oggi i cattolici in Grecia sono 300mila, in maggioranza stranieri”. Una situazione che riguarda anche i parroci, visto che “la metà sono stranieri, molti polacchi, rumeni, qualche italiano”. I rapporti con la Chiesa ortodossa “sono difficili”, ammette Rossolatos. “In Grecia esiste una diffusa mentalità di disprezzo della Chiesa cattolica e, quindi, di paura” e anche per questo “sono pochi i preti e i vescovi ortodossi che hanno il coraggio di farsi vedere in occasioni pubbliche promosse dai cattolici”.