Pastorale
“Il riconoscimento e la denuncia del male da una parte e la fede in Cristo e la consegna della propria vita a lui nei fratelli sono la sostanza della vicenda umana e cristiana di don Lorenzo Milani, il prete che qui ha trascorso come cappellano i primi sette anni del suo ministero e che oggi ricordiamo con gratitudine nella preghiera davanti al Signore”. Lo ha detto il cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, nell’omelia della Messa celebrata ieri nella parrocchia di San Donato a Calenzano, nel 50° anniversario della morte di don Lorenzo Milani che qui trascorse i primi anni del suo ministero come cappellano. “In risposta alle molte deformazioni della figura di questo prete – ha proseguito Betori – deformazioni con cui si è cercato di strumentalizzarlo, peraltro inutilmente, a fini di parte, occorre rinviare a questo fondamento di fede che ne illumina la vita: riconoscimento del male nel mondo e fede in Cristo unico salvatore, per il quale donare la vita ai fratelli”. “Non è giusto definire don Milani un ribelle”, ha ammonito Betori: l’esperienza di don Milani è “un metodo con cui affrontare la realtà sociale illuminati dalla radicalità del Vangelo, un’esperienza e una vita che ci ispirino a costruire nostre modalità di stare tra la gente oggi per servire i poveri, non un modello da ripetere nelle forme con cui egli ha realizzato la sua missione. Non lo accetterebbe lui, che rifuggì sempre gli imitatori dei suoi metodi pastorali”. “Dire la verità sull’uomo con coraggio, sempre e senza sconti, pronti a soffrire anche opposizioni ed emarginazioni – le nostre Barbiane –, sapendo che siamo nelle mani di un Dio che ci ama e che non ci abbandona”: questa, ha concluso il cardinale, la consegna che ci viene da don Milani.