Avvenire
“L’amore è per sempre” e alla vicenda del piccolo Charlie Gard “il nostro tempo deve rispondere con il massimo dell’amore”. Non ha dubbi Giuseppe Noia, ginecologo che da anni lavora nell’Hospice perinatale del Policlinico Gemelli di Roma, intitolato a Madre Teresa di Calcutta. In una testimonianza su “Avvenire”, Noia ricorda di avere curato in decine di casi bambini apparentemente incurabili. “Tutto ciò per dire che, nell’ambito della scienza, non bisogna mai chiudere la finestra della speranza perché quello che sembra impossibile curare oggi domani può essere curato”. Noia ritiene “fortemente limitante” la visione legata “al miglior interesse del bambino” perché “viene chiusa una finestra di speranza a tutto il mondo affettivo che circonda la relazione tra il figlio e i suoi genitori e, in secondo luogo, non si considera che non è possibile quantificare, in senso positivo, l’amore di queste due persone per il proprio figlio”. Il ginecologo critica inoltre “l’espropriazione, da parte di un tribunale etico, operata sui genitori”. “In questi anni – ricorda – quanto amore ho potuto constatare e misurare quando i feti, non curabili con le tecniche mediche, sono stati curati dall’amore dei propri genitori? È questo camminare insieme alla coppia (per i medici), è questo camminare insieme al figlio malato (per i genitori), è questa medicina condivisa la vera rivoluzione scientifica che, quasi sempre, realizza un miracolo clinico o un miracolo di trasformazione interiore”. “Nessuna vita è inutile: ogni vita è un progetto di Dio, sicuramente misterioso, ma indubbiamente utile”, e se Madre Teresa ha affermato che “il bambino non ancora nato è il più povero tra i poveri”, Noia aggiunge: “Se malato e disabile è ancora più povero e se terminale è il massimo della povertà”. “Il nostro tempo – conclude – deve rispondere al massimo della povertà, come adesso è Charlie, non con disumana ingiustizia e fredda neutralità ma con il massimo dell’ amore perché l’amore è per sempre”.