Accoglienza
Rispetto alla situazione di tanti migranti che rischiano la vita in mare pur di avere una prospettiva di vita, “nessuno può sentirsi non responsabile di fronte a queste tragedie, perché qualcosa sì possiamo fare, ed è produrre possibilità, corridoi, canali, modi in cui queste persone che scappano da disastri diversi, che scappano da guerre o che scappano dalla miseria e dalla povertà possono trovare un rifugio nei nostri Paesi”. Lo afferma padre Fabio Baggio, sottosegretario della sezione migranti e rifugiati del Dicastero per lo sviluppo umano integrale, in un’intervista oggi a Radio Vaticana. “L’esperienza ci insegna che l’indifferenza, nel momento in cui si vengono a conoscere le storie – e le storie vere delle persone che bussano alle nostre porte – diventa un cuore che si apre quasi naturalmente”, osserva padre Baggio. “Sono convinto che è quello che il Santo Padre sta pensando in questo momento – aggiunge – e cioè facendo in modo che le persone conoscano le storie dei fratelli e delle sorelle che bussano alle nostre porte, sicuramente la nostra apertura, la nostra accoglienza sarebbe più grande”. “Il Papa – rileva Baggio – ha suggerito e ha ricordato all’Europa, in ripetute occasioni, proprio la sua missione particolare di civiltà nei confronti dei fratelli e delle sorelle che si trovano nel bisogno”. “L’apertura a queste persone – precisa – dev’essere fatta in modo intelligente, sicuro e sicuramente permettendo questo processo sia di accoglienza – che poi produce anche un processo di integrazione”. “Fino a quando tutta questa responsabilità viene letteralmente ‘scaricata’ sul suolo italiano, è ovvio che risulta essere troppo onerosa e dev’essere per questo condivisa con altri Paesi”.