Politica
Il Sejm, camera bassa della Polonia, ha approvato ieri la terza delle leggi di riforma del sistema giudiziario: se passerà anche al Senato e sarà firmata dal presidente Andrzej Duda, tutti i membri della Corte suprema dovranno dimettersi e la nuova composizione sarà definita dal ministro della Giustizia. Ancora prima che la legge venisse approvata, il presidente del Consiglio europeo ed ex-premier polacco Donald Tusk ha contattato il presidente Duda chiedendo un “incontro urgente” per “discutere la crisi politica nel nostro Paese e le conseguenze pericolose per la Polonia” che potrebbero portare “alla marginalizzazione” del Paese. Secondo Tusk le proposte del partito di governo Diritto e giustizia “vanno contro i valori e gli standard europei” e trasportano la Polonia “nel tempo e nello spazio, indietro e verso est”. Tusk è consapevole che “il presidente la pensi diversamente” e tuttavia scrive: “Nemmeno le più profonde differenze ci possono assolvere dal nostro dovere di lavorare insieme per il bene e la salvezza della nostra madre patria”. La proposta della legge approvata di “mettere i giudici sotto il controllo del partito di governo” rovina una “già macchiata reputazione della democrazia polacca”. Tusk, consapevole della difficoltà del compito, pensa sia però possibile trovare una soluzione “accettabile dai cittadini polacchi, dalla maggioranza e dall’opposizione parlamentare, dal presidente e dall’Ue”. Nella serata di ieri numerose le manifestazioni di protesta in Polonia.