Politica

Costituzione: Dalla Torre (giurista), “i lamentati ritardi dell’Italia derivano dall’inosservanza dei princìpi della prima parte”

“I lamentati ritardi dell’Italia sembrano derivare non tanto dalla applicazione dei princìpi della prima parte della Costituzione, quanto piuttosto dalla loro inosservanza. A cominciare da quello di solidarietà”. È quanto afferma il giurista Giuseppe Dalla Torre in un editoriale pubblicato oggi da “Avvenire”. Quella di Della Torre è una sorta di risposta a distanza all’editoriale di Angelo Panebianco, pubblicato dal “Corriere della Sera” il 21 luglio, nel quale – commenta il giurista – “con argomentazione sottile, si criticano sostanzialmente le culture politiche sottese al testo costituzionale a favore di una consistente iniezione di princìpi liberali, per concludere che ‘Magari, chissà?, sarà la discussione sulla flat tax che, finalmente, costringerà molti a trattare in modo meno acritico i princìpi costituzionali su cui si regge la Repubblica’”. Dopo aver ricordato che la nostra Costituzione stabilisce che “tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva” e che “il sistema tributario è informato a criteri di progressività”, Dalla Torre si sofferma su tre aspetti. Il primo riguarda la ricorrente espressione secondo cui “le enunciazioni contenute nella prima parte della Costituzione furono il frutto di ‘compromessi’ fra alcune forze politiche”. “Ho sempre contestato questo tipo di approccio – ricorda – perché valori e princìpi contenuti nel testo costituzionale mi sono ogni volta apparsi piuttosto come un punto di convergenza”. Il secondo è la contestazione all’assunto “secondo cui quel ‘compromesso’ sarebbe avvenuto tra forze – segnatamente democristiani, socialisti e comunisti – che ‘all’epoca, non brillavano per adesione ai princìpi liberali’”. “Mi pare difficile non individuare nella prima parte della Carta princìpi e norme di chiara derivazione liberale. Una fra tutte: la formula dell’art. 19 sulla libertà religiosa, che sembra ricavata pari pari dai testi di Francesco Ruffini”, rileva. Infine, “fermo restando che il testo (non i princìpi) della prima parte della Costituzione può sempre essere modificato e aggiornato, rimane che oggi, per ragioni varie, quel ‘roveto ardente’ – secondo l’incisiva espressione di Arturo Carlo Jemolo – e costituente non c’è più, né è immaginabile ravvivarlo, quantomeno a breve”.